Non so nulla da fare; a volte mi scappano 'ste cose. Per fortuna sono tornate a prendermi non più di un minuto o due, troppo poco per interrompere il mio non sapere. Ma un giorno o l'altro mi deciderò a segnare una parola bellissima, una sola.
domani in premio
c'est le maximum
le strade ritratte
i viali contromano
buche
anfratti
e fatica un sorriso
scansarsi
come una mano
troppo a breve protratta
e falde, tasche, tese
palme di mani
coperti, gli occhi
e il gioco
forse eidomatico
insiste
come una persiana serrata
d'immagine rimane
di qua dalla palpebra fugace mente
s'invera
ma poi
rilascia come una deriva
o un premio mai ritirato
era solo un gioco
a perdere anche la promessa
che insistita chiamo 'domani'.
martedì 9 aprile 2013
lunedì 8 aprile 2013
ma passa
(A dirla tutta, sono il primo al quale appuntare queste 'cose' reca fastidio.)
ma passa di tuo il tempo
e d'uomo
alla superficialità degli interstizi
e quelli che ostentavi
sbroccati a connessure di tessuti
sono solo epiteli,
e vedi, come
i piccoli tesori ricoperti
erano solo dorature
nascondevano rifugi alle paure
i presagi, lenti
sono fumo che si avvita
e i cammini
dimentichi si perdono
forse qui, proprio qui
dove ricorrevi a una sorgente
ora guarda
ne rimane un'orma
o nuova
una sindrome
un avvitarsi lemme.
ma passa di tuo il tempo
e d'uomo
alla superficialità degli interstizi
e quelli che ostentavi
sbroccati a connessure di tessuti
sono solo epiteli,
e vedi, come
i piccoli tesori ricoperti
erano solo dorature
nascondevano rifugi alle paure
i presagi, lenti
sono fumo che si avvita
e i cammini
dimentichi si perdono
forse qui, proprio qui
dove ricorrevi a una sorgente
ora guarda
ne rimane un'orma
o nuova
una sindrome
un avvitarsi lemme.
solo ieri
solo ieri
guardavo in forze
e oggi
le mani sopra il tavolo
non s'hanno fioriture possibili
e gli occhi di formica
inseguono un disegno, di vene
ma ritrarsi così
come di nerofumo appena pianto
e le lacrime, anch'esse
appartate dagli occhi
a rimpiangersi
sboccano morsi, dallo stomaco
e l'ora è imprecisa
come un rabbocco di sopravvivenze.
guardavo in forze
e oggi
le mani sopra il tavolo
non s'hanno fioriture possibili
e gli occhi di formica
inseguono un disegno, di vene
ma ritrarsi così
come di nerofumo appena pianto
e le lacrime, anch'esse
appartate dagli occhi
a rimpiangersi
sboccano morsi, dallo stomaco
e l'ora è imprecisa
come un rabbocco di sopravvivenze.
scrivo sparse
scrivo sparse
parole ad argini
non bastano
ché sdrucciole
m'offendono per lanterne
e i moccoli
si spendono in cera
della mia stessa sera
o la tela è nel punto
dove il ragno preme
e più affondo si fa
quasi uso il dolore
o avvezzo
alla spoglia che declina
ma il margine che ricorre
si fa confine o quasi
rovescio di polsino
perché molto va a finire
e tutto non basta a rinverdire.
parole ad argini
non bastano
ché sdrucciole
m'offendono per lanterne
e i moccoli
si spendono in cera
della mia stessa sera
o la tela è nel punto
dove il ragno preme
e più affondo si fa
quasi uso il dolore
o avvezzo
alla spoglia che declina
ma il margine che ricorre
si fa confine o quasi
rovescio di polsino
perché molto va a finire
e tutto non basta a rinverdire.
sabato 6 aprile 2013
sono steli lontani
![]() |
| Immagine presa dal web. |
ne cautela un vento
d'origini marine
il gioco, fatto solingo
come di autectomia infantile
l'equiseto è distante
ricordo di bordure e linee
malferme a stento
tirate come di barca a riva
e senza scalmi
un fiore a vela mi regola di vento.
(l'equiseto è una pianticella comune, con la quale si giocava a staccare e riattaccare i 'segmenti': una specie di vivisezione, richiamata da quella autoectomia che in realtà riguarda certe lucertole; ovviamente non usavo, nel gioco, questo termine da poeti ricercati, 'equisèto', ma semplicemente 'caccemmìnta', cioè 'togli e metti'.)
mercoledì 3 aprile 2013
C'era una volta un re, c'era na vota nu rre...
C’èra
na vòta nu rre, e po’ n’imperatòru: si chjamàva Custantìnu. Avìa na mùrra ‘e
figghji e un sàcciu quànti nipùti. Nu bèddu mumèntu ha decìsu ca u règnu ci
l’avìa de špàrtiri, e allùra sinn jìva de Ròma u màru màru, ppè bìdiri còmu
potìa megghju cuminàrə...
C'era una volta un re, e poi un imperatore: si chiamava Costantino...
http://originicirotane.blogspot.it/2013/04/lisitania-in-cirotano.html
C'era una volta un re, e poi un imperatore: si chiamava Costantino...
http://originicirotane.blogspot.it/2013/04/lisitania-in-cirotano.html
lunedì 1 aprile 2013
come la terra
come la terra d'ogni dove
sento vecchio il mio cuore
mi confonde, se annaspa
- o ma è solo,
come un sussurro
poi riprende
lento
come tutte le erbe che attendono
- o ma è solo,
una carezza
un fremito
o pure il vento che torna
a scompigliare pagine rivolte,
margherite spente.
sento vecchio il mio cuore
mi confonde, se annaspa
- o ma è solo,
come un sussurro
poi riprende
lento
come tutte le erbe che attendono
- o ma è solo,
una carezza
un fremito
o pure il vento che torna
a scompigliare pagine rivolte,
margherite spente.
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