sabato 13 aprile 2013

e tutto contare

e tutto contare
ore e passi
e ostentare
un belvedere falso
come un piano che rimescoli
orizzonti e materie
in mercuriale spasso
poi a spaglio
i giudizi e se permetti
una pacca per la spalla destra
una zeppa, qui
proprio in fondo al tacco
e ricominciare
e tutto ricontare
ora che ripassino
ricurve le rie ore.

vado a mente

vado a mente
dove mi salva
recondito
un luogo delle infanzie
tutte
sotto una falda che premeva il vento
e i graffi quasi a chiedere
appena sopra ai ginocchi
sollievo a un'aria trista di carezze

il rondone, in alto
ferreo nella sua presa
il filo, tragico, forte del suo destino

e tu in attesa, graffiata dalle fascine

gli implumi nei nidi non urlano
forse il dolore non ha tempo
per chi non ha più voce.

parlare a braccio

parlare a braccio, come di silenzi
e assenze, orme forse
intercorse di stanze e omissioni
di occorrenze: non ci sono parole
e ci separano bracci insuperabili
di mari dentro, dove tu rimani
quale sei, idea dolente
che di te stessa intessi
una trama di sere e isole senza vela.

venerdì 12 aprile 2013

un profilo già ridisegna

un profilo già ridisegna il vento
un volto del nuovo
che mi sopravanza

io mi ricordo
del taglio della mano
ad appartare dalle sabbie guance
e se mi cerchi bocche
e se mi alzo affondi
così sparivano
quasi cerchi di sabbia
mai nati i disegni ignari ai silicati

la sabbia ha ripreso i sogni
solo il vento è ristato
un attimo a concrezioni
ormai resto
come di salmastro
od oltre, a mezza costa
di un nido che morte
le foglie dell'inverno ai rami appare



mercoledì 10 aprile 2013

irreversibili

irreversibili
il visto e il sentito

un fiore svanito
si vanifica la vita
a cercarsi ad un dipresso
d'acciottolìo risuona
il passo che più grave attende
a cura
di palliative primavere

ché s'alimenta, il giorno
di reversibili speranze

Ed in esergo il sogno
inappuntabile medaglia.

martedì 9 aprile 2013

e qui non piove

e qui non piove che tempo
mi dicono di pazzie minime
i quadrati che evito
con cautela da calpestìo
e le strisce che quasi
attraverso di sghembo
-tutta qui la pazzia?-
se a pozze m'ancoro e d'intorno
intorno appena è vuoto
salto
come i miei piedi
di scarpe vecchie e unite
in un abisso di due dita.

ma quando è piovere

ma quando è piovere m'incontro
e indifeso miro
più preciso a ogni filo
li attraverso
e il tempo, ogni tempo
ha un suo luogo
che disegna, lento
allora, quando labbra e fili
occhi e gocce
si incontrano
il sorriso è una pozza o una lacrima
enorme
come un occhio, o una bocca
solo
non trovo parole o sguardi
ma erbe attente e pollini nel vento

due palombe stamani, sul filo radente
ed io coi miei di fili al balcone
in un gioco di mani e di ali
in spiovente abbandono
come qualcosa di nuovo.