giovedì 23 maggio 2013

e m'avvisa un tempo

e m'avvisa un tempo
di recidive e ricevute
accuse un procedere di non
luoghi e isole intese a giungere
punti cui non approdo

ma ora tace
l'ora e il suo battito
è una pagina al verso
ne seguo il bianco delle righe
come un rovescio di medaglia
un collo di bottiglia
una qualunque catacresi
che m'avvicini ai sensi

e non dico

15.5.2013

ho rubato due righe

ho rubato due righe
le nascondeva un tempo
di rovi accesi e di rosari dolenti
di un luogo di tufi e donne in nero
di una teoria di miserabili arredi

mi piacerebbe dire di quei luoghi
e di quel tempo
del riarso colore di sete
delle crepe inestinguibili
dei muri listati a lutto
delle spalle dei padri e degli occhi
quasi in forma di madre

vorrei dire
dei fiumi che lasciano il corso al destino
della siccità inaudita
delle bestie violate
delle lampare morte
degli approdi negati
della morte nelle unghie
e del sole su tutto

vorrei dire del sud
e dei suoi stracciati.

15.5.2013

lunedì 20 maggio 2013

i giorni impassibili



I giorni impassibili
I varchi
Da superare
Suddividendo con cautela
Nel nulla da dichiarare
Gli ostacoli accettabili
Dai mostri inevitabili
Gli occhi in attesa
Dagli sguardi orrifici
Separare la mela dai veleni
E raccogliere dalle tasche le mani
Come per un rosario
O una teoria di gesti
Che discostino
Anime e corpi
Dal fango fuori e dentro
Dal male dell’edera che tentacolare
Risalta
Come da crepe ritenute a stento

Sono giorni impassibili
Che non ammettono tregue
Né sconti
E contrattare è già
Come un mattino perso
Un giorno disatteso
E troppo presto, forse
Anche agli abbandoni.

domenica 19 maggio 2013

sono sempre più in là



Sono sempre più in là
Le parole d’ora che irraggiunte
Dicono la differenza

Sempre indifferibile è il non detto
E nasce l’urgenza di cancellare
Uno spazio che è dentro
Come una lisca dolente
Tra il palato e il labbro

Mi ha lasciato il silenzio
E sottobraccio vado
Col mio cranio dubitoso
mi domanda quale sarà
Il prossimo passo a spingermi avanti
O chissà, se lieve, un Giano bifronte
Per ambo le vie mi strazierà un cammino
già troppe volte a ritroso.

venerdì 17 maggio 2013

vanno via



Vanno via, a coppia
Vanno via, le parole di spalle
E le forme che delineavano
Candide dalle superfici
Permangono, occhieggiano
In singolare ricordo,
Visioni di uno sdoppiamento:
La sua forza
La sua tenerezza muta
Si staccano, come da un abbraccio

Nei vuoti delle stanze d’affitto
Quasi ragazze quasi complici pareti
Qualcuno porta via
L’armamentario furtivo di ogni amore
e storie che pure proibito
Si ripete
Sono le apprendiste dai grembiulini lindi
O i poveri dalle mani sempre unte
Quelli che non ebbero fortuna altrove
In un luogo migliore che non risuonasse di
sveglia alle nove, solo un paio d’ore
Tenga il resto
E discrezione, mi raccomando

A volte ricordo
Di certe corse
Degli affanni
Dei calcoli sempre tardi
E mi ricompongo in scene
Di odi sottintesi
Di furori silenziosi
Di prese ai fianchi
E promesse prossime alla scadenza
O forse, già smesse

E non so, di queste forme
Se mai ebbero un peso
Se ancora ne vale il ricordo di una pena

Forse è solo la strada
O i miei passi
A venirmi incontro
Ma non ci sono mani che tese
Cancellino pensieri e pesi.

martedì 14 maggio 2013

ho dato parole

ho dato parole
non avevo altro
luogo d'eleganze
le mie dita erano di terra
e le unghie trattenevano steli distratti
ho dato parole
distanti dal fare
i miei luoghi non contemplavano
confini oltre i desideri
e le pagine altro non erano
che sudari ai pensieri

sono andate vie le parole
come col tempo le foglie
le cedue e più amate
cadendo ostinate
e a farsi dai rami ricordi
ma ebeti
come un filo che manca
un tessuto che langue
la mia trama che stinge
e perciò io ridendo
di un tempo mai creduto
e pur giunto
a battere cassa

lo pago
il lenone, il ruffiano
il tempo sovrano.

basterebbe l'aria



Basterebbe l’aria
Ora che lo spazio tra la pelle e il labbro
È un luogo chiuso

Il nuovo grano si rierge
A stormire verde
Quasi accompagna ai margini
E i passi risuonano, a tacche
Infissi nell’asfalto

Bordeggio, e in distratta finzione
Sfioro steli e rosso un apparire
Di papaveri

Il loglio conosce il luogo esatto
Dove la realtà dilegua

Vorrei chiedere perdono
All’oceano verde per la mia via
E la sua esigua visione

Ci sono alberi
Così semplicemente muti
E nidi senza rimpianti
Degli anni precedenti
Gli scheletri di nuovo si abitano
Quasi d’abitudine a cancellare sorti
E un azzurro così, trasandato
E cirri dove indovino forme
Voluttuosamente gonfie
Di seni a vela e d’occhi e braccia
E dèi distrattamente amanti

La solitudine è qui
Nel richiamo rigonfio dei fossi
Nei limi
Nelle voci di rana
Negli equiseti spezzati

La solitudine è qui
Solo un passo più avanti
Uno sempre,
a staccarmi
basterebbe l’aria.