lunedì 8 dicembre 2014

Sarà il tempo avuto dentro

Prima o poi scriverò una poesia, di prima.
Sarà il tempo avuto dentro
La forza del filo ostinato
A torcersi come una spina
Che sbocca a pelle
Avida di luce
C’è uno spazio d’isola
E d’attesa
La forza del silenzio
Tra una ripartenza
E l’accettazione
Un effluvio trattenuto
Un fiottare
Di lontananze
Un amplificarsi di sensi
E poi trovarsi
Nei grani inestricabili di sabbie
Sulla pelle
Innegabili
Nessuna voglia di riparare
Che irrompano, gli sguardi
Le indagini
Le domande
Amo così
Come questi grani inenarrabili
Che nessun vento
Né onda
Sento che allontana.
Prima o poi leggerò una poesia, di poi.

domenica 7 dicembre 2014

Scrivi i tuoi passi

Scrivi i tuoi passi
In palmo di mano
Acché io possa
Seguire la tua scia
Come fa l’ombra
Che avvolta impervia
Risale il muro di distanze
Quando solo senti
Premere il desiderio
Su te, sua sponda
E fonte prima del corpo
Dove nasce
Altra, e altra e altra ancora
Ombra di te mai difforme
Allora sembra che manchi
O si costringa a ruolo solo
Di base essenziale
A tutte le istanze
Quel tuo corpo svelto
A situarsi
Nel punto esatto dell’ombra
Che tutto tiene a mente
Dei cuori
Dei passi
Del labbro
Così fitti
E inscritti
Nel raggio delle braccia tortili.

sabato 6 dicembre 2014

Negli occhi mi vedo

Negli occhi mi vedo
Un mondo capovolto
Di cosciali rivoltati
E maglie di lana grossa
Scannate ad un fil di ferro fisso
in un rigore metallico di anse piegate a morte
Sono gli abiti duri
Che mille volte possiede il vento
Ed aghi di pino, a perdersi ordendo
Trame di evanescenze vegetali e cemento
Senza sosta infuocate
Da afrori e sguardi
Che velenosi di piacere
Risalgono dal basso
Sono occhi di volpe a cercarmi in affanno
In  un mondo di paure
Solo rifugio le braccia di madri
I loro silenzi negli occhi a difendere affilati
Anche questo mondo
Dov’erano i miei tesori
Dimenticati nelle tasche
Impregnati d’acqua
Disperatamente ora asciugano
Come un sole negli occhi
Che in mano lascia
Null’altro che sale.

mai potremmo vincere

mai potremmo vincere
non è questo ad unire
ci sarebbe sempre una sera
un'ombra pronta
infida di recrudescenze
a ghermire
le ombre non sanno l'amore
lo nascondono
e sembra in piena luce che si perda,
rimane di tanta attesa
il suolo senza pretese,
i passi cauti
ché non rechino offese
nessun percorso che ignori
il peso di quel passo
la durezza dei nostri suoli
confonde nelle fila brevi dei vincitori
bastano due dita, alle labbra
perché tutto accada
anche l'amore
così silenzioso
come la bocca
intorno all'anima ricucendo
parole per due rubate al tempo.

Un'altra notte messa via.

Un'altra notte messa via.
Tempo che si affretta
E sversa
Imbuti di rugginosi
Cieli e di mattine
Perse negli annunci
Di sé, vanno
Segnaposti celesti
Rondini che non torneranno
Non ora.

mercoledì 3 dicembre 2014

Per te, Angela mia, sorella

Per te, Angela mia, sorella
che stranamente, a quest'ora
mi chiedi una poesia
che dica forse di vita
di cosa essa sia
se io fratello
posso intendere qualcosa
di sperabile meglio
ma il mio ruolo
è quello che intendi
sorella silente, da sempre
proprio quello
di un caro
altrettanto silente fratello
e se è poesia tenerti la mano con cura
questo è solo il breve appannaggio
di un piccolo dio in abbandono
quel coraggio di amarti che forse
mi rende diverso o simile
troppo
ad un uomo.
Che sia luce, Angela mia, proprio come il tuo nome.


ieri pensieri

Riuniamo vite, ché null'altro chiedevano
Che un tempo di sopravvivenza
A volte è come questa massa fosca
Che presiede i discorsi
Dentro, le parole in armi
E oltre, ondivago un orizzonte
Null'altro, che il cuore umido d'erba
Una terra di parole sull'anima che attende.

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Con coraggio di giorno
Si rinnova l'augurio di luce
Per quando tutto potrà sembrare perduto
Tu cerca, mio amore, cerca
Dove l'ombra ha preso il posto delle vite
E intendilo quel luogo di custodie
Amandolo, fosse anche
Una casa vuota di chiocciola
Abbandonata sui filari.

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Non ti desidero, le dice, non ti desidero perché il desiderio è l'amore per chi o cosa non si può avere, e questo, per una vita sola, è troppo. 
Anche se amarti sarà totale, e forse più umano sarebbe desiderarti.
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A volte ti immagino allo specchio
Mentre ti prepari
Non so bene per cosa
E con tutta calma ti affretti
Come solo le donne sanno fare
O forse gli dei, nei loro mondi
Mi meraviglia che tu possa non vedermi
Ma vedo che ti muovi
Quasi a farmi posto
E fingendoti distratta
I tuoi capelli prendono la forma che vorrei
Le tue mani scendono sui fianchi
Proprio dove le sorprenderei
E i tuoi occhi, le tue labbra, ogni punto
Diventa di te, una immagine di come ti vorrei...
Mi meraviglia che tu non mi veda
Nello specchio che abita un tempo di te.

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(da scarabocchi su una terza di copertina)
Noi non siamo Giove in forme di nuvole
Custodiamo memorie volatili
E immagini d'esse
Memori
........
Esse memorano;
Quando in cielo
È deciso il fondo
Posano.
È l'attimo fuggito
E già nuova immagine incede
A formare l'ora.
......
È tempo.
Cedono il posto, nell'ordine:
parole
nuvole
imballaggi.

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Si fa sera, e mi conforta questa foschia che comincia appena finita quella che un tempo non lontano si chiamava 'Grande galleria degli Appennini'…
Foschia, poi nebbia, e sera che cede il passo anzitempo al buio profondo.
Dove sei? Dove sono?…
Mi sorprendo a trovare che sia strano questo modo di dire, 'la galleria è finita'… e quando? La galleria è lì, e bisognerà percorrerla, ogni volta che sarà necessario.
Spero sia luce, al più presto.