non più parole,
mi lasciano
per correre migliori acque
la navicella indegna
di tanta lena
le parole sanno il silenzio, le sole
e m'accora
vizioso il giro
del dire e non
perché si taccia eppur
si sappia
ad Erostrato bastava poco
una carezza
ed Efeso era salva, lui
contento e sgarbato
invece la sera
sdilinque di me nella sua lingua
adorante di palilalie
e paligrafie
oscene, sì, e alquanto
sfiorando
le grazie dei grafemi lancinanti
forse mi maledice
la sera di cui non temo
che i bagliori
e non più che un patema
di un buio dov'essere
dove, come un chiarore risplende
un incavo di tuba
risuona...
mercoledì 15 ottobre 2014
domenica 12 ottobre 2014
Que ustedes sigáis siendo bien.
lo sgomento nel suo divenire
un pugno di cenere
e la punta del piede, sdrucciola
a non trovare appiglio
nel sasso che ribelle
si oppone alla condanna
era forse qualcosa così
la strada simulacro del cammino
il cammino indicativo della vita
così concisi
nell'ira breve
- oh, nulla di definitivo, sia chiaro -
del calcio in cerca di fragore
del vetro in attesa di un bagliore
del lampo in cerca di un cuore
o di una chioma
di una punta di ombrello
di un parafulmine
di un edificio con anime
al riparo dalla follia e dalla pioggia
mis palabras también, se fueron
buscando un amparo
brotando
sin sentido
sin lugares
que las quieran
rimane lo sgomento
affranto di parole
e un piccolo sole
poco più che un'arancia
una scorza d'uomo
uno sperone spezzato
un arcione sbilenco
e turcica, forse
una sella
chissà, cosa rimane, chissà
a riempire caselle
forse solo il solutore
il più accanito e abile
come nessuno massime fuori tempo.
Que ustedes sigáis siendo bien.
un pugno di cenere
e la punta del piede, sdrucciola
a non trovare appiglio
nel sasso che ribelle
si oppone alla condanna
era forse qualcosa così
la strada simulacro del cammino
il cammino indicativo della vita
così concisi
nell'ira breve
- oh, nulla di definitivo, sia chiaro -
del calcio in cerca di fragore
del vetro in attesa di un bagliore
del lampo in cerca di un cuore
o di una chioma
di una punta di ombrello
di un parafulmine
di un edificio con anime
al riparo dalla follia e dalla pioggia
mis palabras también, se fueron
buscando un amparo
brotando
sin sentido
sin lugares
que las quieran
rimane lo sgomento
affranto di parole
e un piccolo sole
poco più che un'arancia
una scorza d'uomo
uno sperone spezzato
un arcione sbilenco
e turcica, forse
una sella
chissà, cosa rimane, chissà
a riempire caselle
forse solo il solutore
il più accanito e abile
come nessuno massime fuori tempo.
Que ustedes sigáis siendo bien.
venerdì 10 ottobre 2014
ti vengo a trovare
ti vengo a trovare
nelle stanze dove tanto c'è ancora
che quasi si muove
di certo, il vocio sommesso
d'abiti impauriti nel vuoto degli armadi
e l'aria nera che li ingabbia tra le ante
ormai instabili e la parete
di fondo ci saranno i tuoi passi
senz'altro e un moto quasi impalpabile
d'aria che il vento traveste
a rinvenire sconnessure mai rimosse
di mattonelle vogliose di distacco
e le piccole cose
perse sui muri
le immagini oblunghe di santuari
dietro la biscottiera troppo grande
per non farne un ricettacolo di rosari e novene
sei ancora così, come ti vedo
come non sei mai stata
ché una madre non passa, mai
e non dirmi che eri vecchia
che poteva bastare:
eri sempre tu
più e meglio delle cose che non sanno ricordarti
perché poco valevano
e non altro importava
a volte
che quel lieve sfiorarsi di voce in lontananza
sempre accorta
compagna di ogni disperanza
io non so dove ora sia la tua morte
ma conosco ogni tua carezza
silenziosa
e mi mancano gli occhi
sempre pronti a perdonare
e la guancia stanca che a fatica immagino
sotto quel marmo
nel tuo trigesimo pronto
da accarezzare
con le mani che quasi mi mancano.
nelle stanze dove tanto c'è ancora
che quasi si muove
di certo, il vocio sommesso
d'abiti impauriti nel vuoto degli armadi
e l'aria nera che li ingabbia tra le ante
ormai instabili e la parete
di fondo ci saranno i tuoi passi
senz'altro e un moto quasi impalpabile
d'aria che il vento traveste
a rinvenire sconnessure mai rimosse
di mattonelle vogliose di distacco
e le piccole cose
perse sui muri
le immagini oblunghe di santuari
dietro la biscottiera troppo grande
per non farne un ricettacolo di rosari e novene
sei ancora così, come ti vedo
come non sei mai stata
ché una madre non passa, mai
e non dirmi che eri vecchia
che poteva bastare:
eri sempre tu
più e meglio delle cose che non sanno ricordarti
perché poco valevano
e non altro importava
a volte
che quel lieve sfiorarsi di voce in lontananza
sempre accorta
compagna di ogni disperanza
io non so dove ora sia la tua morte
ma conosco ogni tua carezza
silenziosa
e mi mancano gli occhi
sempre pronti a perdonare
e la guancia stanca che a fatica immagino
sotto quel marmo
nel tuo trigesimo pronto
da accarezzare
con le mani che quasi mi mancano.
desiderata vorrei, 2
desiderata
vorrei, 2
che le mani sconfinassero nei silenzi
delle crespature minime d'onde
e toccate appena
solo appena
le sponde
posare le armi antiche del tempo
in una tana di fronde miste
di tamerici mirti lentischi
dove saperti
così come sei
mai casuale
anzi
come i fiori del mediterraneo
puntuale
a colorare vicinanze di mare
e risonanze di rive
vorrei
questo
il silenzio che sai dare
nel tuo sole dovuto
e ristare
un po' ramarro
un po' camaleonte
tra i massi e i gabbiani
al loro stridio alato di ronda
lo vorrei, sì
e forse è già stato
da sempre
come il rincorrersi
arruffato che ingrossa le onde
e tu
con la mano tra le mie
a trattenere il mondo.
vorrei, 2
che le mani sconfinassero nei silenzi
delle crespature minime d'onde
e toccate appena
solo appena
le sponde
posare le armi antiche del tempo
in una tana di fronde miste
di tamerici mirti lentischi
dove saperti
così come sei
mai casuale
anzi
come i fiori del mediterraneo
puntuale
a colorare vicinanze di mare
e risonanze di rive
vorrei
questo
il silenzio che sai dare
nel tuo sole dovuto
e ristare
un po' ramarro
un po' camaleonte
tra i massi e i gabbiani
al loro stridio alato di ronda
lo vorrei, sì
e forse è già stato
da sempre
come il rincorrersi
arruffato che ingrossa le onde
e tu
con la mano tra le mie
a trattenere il mondo.
mercoledì 8 ottobre 2014
desiderata
Desiderata.
Vorrei, 1.
Un giorno di tela/
passare
Oltre la cornice/
dare
respiro di prato a campitura
ed opera
di te alla trama
rilevante d'attesa.
Vorrei, i tuoi silenzi
d'occhi riportare
Di quadro in quadro
Attestare
I tuoi sguardi a sentinelle
Di cielo di dentro
Chiaro e senza tempo
Vorrei
Che il simbolo del volo
L'ala apparisse
In campo nobile a fregiare
Azzurra un tempo di stemmi a fiori antico e impronte
Nuove che incidono
Parole dritte
Come dei dardi che s'assetano di cuori.
Vorrei, 1.
Un giorno di tela/
passare
Oltre la cornice/
dare
respiro di prato a campitura
ed opera
di te alla trama
rilevante d'attesa.
Vorrei, i tuoi silenzi
d'occhi riportare
Di quadro in quadro
Attestare
I tuoi sguardi a sentinelle
Di cielo di dentro
Chiaro e senza tempo
Vorrei
Che il simbolo del volo
L'ala apparisse
In campo nobile a fregiare
Azzurra un tempo di stemmi a fiori antico e impronte
Nuove che incidono
Parole dritte
Come dei dardi che s'assetano di cuori.
martedì 7 ottobre 2014
poterci morire un po', l'un l'altra
poterci morire un po', l'un l'altra
non sapendo di tappo anzitempo svelto
e negli umori compartire la gioia
e scambiarsi, i desideri controvento
poi
mai chiusi gli occhi su di te
mi senti, questo so
con lentezza di fiume interno
e sciogliere la voglia e il lamento
a confortare
l’anima racchiusa
e alle braccia reggere
la presa delle tue mani
mi perdoni, questo so
che mi perdonerai
se trasfigura il tuo bel volto,
se strette
le labbra
con forza socchiusa
mi dicono, di lontano
e prossime
voliamo.
lunedì 6 ottobre 2014
Torno a scrivere sui fogli da dimenticare
Torno a scrivere sui fogli da
dimenticare
Rispettoso del loro pallore, candido
Come un ladro di soli suoni alle parole
Io non rubo che crepe alle mura
Quelle antiche, di rovine
E nient’altro ho da dire,
Nulla per gli occhi né per le dita adunche
Sono nelle mie stanze di solitudini consecutive
E amo il vuoto e il bianco
Amo le mani e i ricordi
Dove non entrano i giudizi efferati di chi non ama
Perché solo di un miracolo parlo
E non c’è pena né offesa che lo intacchi
Ché si moltiplica, da sé
Come l’attimo che si fa infinito.
E tu sei
In quell’attimo
Aspetto.
Rispettoso del loro pallore, candido
Come un ladro di soli suoni alle parole
Io non rubo che crepe alle mura
Quelle antiche, di rovine
E nient’altro ho da dire,
Nulla per gli occhi né per le dita adunche
Sono nelle mie stanze di solitudini consecutive
E amo il vuoto e il bianco
Amo le mani e i ricordi
Dove non entrano i giudizi efferati di chi non ama
Perché solo di un miracolo parlo
E non c’è pena né offesa che lo intacchi
Ché si moltiplica, da sé
Come l’attimo che si fa infinito.
E tu sei
In quell’attimo
Aspetto.
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