martedì 8 dicembre 2015

indovino dei rami il dolore dello stacco

indovino dei rami il dolore dello stacco
di fronte gli occhi ho sempre
lo stupore delle foglie
quando tocca a loro
il tempo dell'addio
distano sempre i rami
a svettare
a fatica
sulle sofferenze umane
perché sappiano
d'umano
la rescissione del fogliame
e quanto lento
e restio d'abbrivi
sia raggiungere
a terra, la meta.
Di foglie s'innerva
la mia attesa
e come d'autunno, passa
avida di silenzi
sommessa.
***
Io vorrei essere inutile
come un ramo che non ha più vita
trascurabile
come una via senza uscita
e liberare
lo spazio d'aria
tra vita e parole.

domenica 6 dicembre 2015

La notte accesa

La notte accesa
un'altra volta di cielo
indovinando stelle
da presso
il corpo delle nubi preme
e scende negli occhi
da scanalature
solchi
riandando
alla stagione che si presentava
ridente nei suoi doni
ora,
ora invece
greve è lo sguardo
e la stagione silenziosa
fumiga
di là dai vetri
inafferabile
tra nebbie
e luminarie
di soli freddi
mai tocchi, di tanta luce.
*
Tiriamo a riva le speranze
e i canapi striano
i dorsi
dei marinai
teniamo il sale
da parte
come una forza
rara
concessa dalla sorte
abbiamo motti
che sussurriamo
a parte
finché si perde
nella notte
l'ultimo pensiero
quello a difesa sulla riga della porta.
**
Ci sorprendono foglie
che hanno scelto il mattino
per esistere
per contagiare con speranze
altre foglie che domandano
in aria
appese al loro stesso freddo
quanto tempo le separa
dal suolo, dalla fretta, da una folata
improvvida di vento.
6.12.2015


venerdì 4 dicembre 2015

rimango qui

rimango qui
a segnare la pena
dove mi ha portato
questo fiume
la sua vita
d'imperio
la piena
Travo, PC, albero da chissà dove, nel greto del(la) Trebbia.

le mani

le mani
nella loro padronanza
lente
quando smette la ricerca
e spiove
come a non finire mai
in ogni linea esatta
tracciata tra le tessere
acciottolate
umori che scorrono
dove era prima
la polvere nel suo dominio breve
è un tempo che ho amato
un tempo che si è insinuato tra gli anni
negli incroci esatti di pensiero e carni
ora è il tempo che cede le foglie
e non si leva più il vento
stanche vele si mostrano erranti di disarmo
se le mani
esse sì
rimangono
consce di doglianze
di attriti
di crepe avverse che minacciano
dorsi e spazi tra le dita
dove più il dolore sconfina nella pena

un altro tempo attende
il caldo nelle vele
acceso un vento
confuso tra i rincalzi

credo che vada a esplodere
gonfiandosi in un tempo
fatto di sogni ricamati
in quella lacrime e il suo velo.

lunedì 30 novembre 2015

Veglia d'anime;

Veglia d'anime;
domani,
tutto in una parola sola:
domani,
anima mia.
Le mani sono tese
e sono pronte le lacrime
e le risa
le paure a passare
le gioie a venire.
Scorre un tempo trepido di attese
un tempo interminabile
che centellina speranze.
Di là dai vetri la stagione è mutata
abbiamo visto le foglie inorgoglire sui rami
e poi svanire,
nel tempo rapido d'un vento senza repliche.
Siamo rimasti a guardare
come da dentro
senza nulla dire
senza altro attendere
soli e appesi a una speranza
a una parola unica:
domani.

sabato 28 novembre 2015

si avvicina il giorno

si avvicina il giorno
il suo passo è soldato
le parole tra noi diradano
compresse dai significati
momenti di oppressione
un vuoto paure lampo
poi ritrovo i tuoi occhi
tastando il buio fino in fondo
e riappari
giovane di sorriso
come se ti fossi allontanato
un solo istante, ma ora e così
basta a gelare il sangue
anche sentirti guardare distante
si avvicina il giorno
e non altro forse
trattengo
che pochi punti di riferimento
sarò gabbia di te, Tìo
fino a quando
come tu dicevi
'i polmoni saranno pieni di cielo'
poi ti lascio libero, angelo mio.
Promesso.
Papà.
Il giorno è il giorno del trapianto: 'i polmoni saranno pieni di cielo' è la frase di Matteo (Tìo) che i suoi compagni di classe hanno scelto per farla incidere su una medaglietta che il 'leoncino' custodisce gelosamente.

martedì 17 novembre 2015

un sole eroico e quotidiano

un sole eroico e quotidiano
strappato ad un tempo di indolenza
di mari oscuri di parvenze
una distesa d'angeli
e in croce quattro ciottoli
a salmodiare ridondanze
fermarsi così
come una linea a forza
segnata tra due tessere
e grazie, quindi
di tanta polvere
di tanta sabbia
fino a quando tutto sarà
come un tacito deserto
battendo nel cuore
come un tarlo senza luogo
un pendolo infisso dentro il tempo
finché il pensiero non svetti
alto sopra ogni desiderio
così, con un volto che appare
e si piega
sullo stelo
con un corpo che gioca
col suo stesso
insindacabile dolore.