giovedì 7 novembre 2013

Andrea.

Andrea.
That's enough: a chiare lettere, è abbastanza, già basta, è bastato, null'altro occorre, il cerchio si è richiuso, freddamente, semplicemente, senza ammissione di repliche né remissione di peccati, il cerchio, con poca fantasia, poca immagine, si è richiuso come un'onda al cui interno, non visto, Andrea è tornato Andrea e le cose cose, e ciò che già era stato, stato...
Come nelle grammatiche più elementari: picture one is a girl, picture two is a pencil, picture three is a dog... susseguendosi i riquadri, davanti ad un riquadro innumerato Andrea crede di doversi fermare: questo sono io! Bene, questo sono io, come illustrato in figura ics o tot: Andrea, 'Sorrow' per gli amici, 'Sorrow', disgrazia, mi pare, per gli amici, quelli di un tempo, tratto da una collezione di fumetti che neanche per mera curiosità ho sfogliato o indagato: mi chiamavano così, e non ho mai saputo se era per una qualche somiglianza fisica o, per così dire, morale, con il personaggio dei fumetti... forse oggi mi piacerebbe saperlo, ma è passato senz'altro troppo tempo perché qualcuno dei miei amici possa ricordare l'origine, il motivo, di quell'appellativo... o forse sono passate troppe conoscenze successive a quegli amici per poter recuperare quell'angolino di memoria.
E' passato tanto tempo, in effetti, in maniera quasi inspiega-bile ed in maniera che toglie ogni reale volontà di voltarsi indietro: quasi un baratro, troppo, per un semplice desiderio di ripercorrere vicende ormai destinate alla dimenticanza... vera-mente troppo, per non scivolare nel ridicolo: 'pensi ancora a queste cose?' 'come fai a ricordarlo?', cosi mi direbbero... e poi trovare qualcuno ancora disposto a parlare di ciò che è stato...
No, decisamente, è da evitare in ogni modo: no e poi no! Quell'aria tra il compreso e il sorpreso, quell'interesse sbiadito di un improbabile interlocutore, no, no e basta. E' da soli che bisogna ricordare, ed aventualmente scadere, si tratti di elegia, nostalgia, rammarico, rimpianto o quel che sia: di tanta umanità ricordare, già... Inderogabile, a volte, la coazione a situarsi nella bolla o nella nicchia ricavata nel tempo, perché è così, è anche, semplicemente, così, dover ricordare, ricreare.
Tantopiù che da sempre lo aveva creduto, che ricordare non vuol dire per forza né sempre distruggere o annullare il presen-te o averne paura: no, ricordare può essere tutt'altra cosa e tutt'altro impegno: ricreare, far vivere o rivivere, situarsi nella bolla fragile, nella nicchia attaccata dall'erosione, però, però muoversi anche, solidarmente con essa nicchia all'interno di uno spazio e di un tempo, preservare e conservare, protrarre: qualcosa come dire che ciò che si ricorda non è poi stato così vano...
Risultato?
...Risultato era che, chi più chi meno, tutti o quasi lo consideravano un povero illuso, un autore di piagnistei in terza rima per eccellenza o antonomasia, che non fa più 'chic', ma quasi, o comunque è utile per le parole crociate...
Andrea, pure, qualche volta simpatico o 'di compagnia', utilizzabile alla bisogna per intrattenimenti o uscite fuori porta, Andrea tuttavia sopportabile o non: dipende dal di lui stato d'animo, forse - o non già - da quello dei suoi compagni: chissà perché... Chissà veramente chi tira quella riga sottile al di qua o al di là della quale si è inclusi o esclusi da quello che si può chiamare semplicemente 'giro' poiché, in vero, di giro e giravolta si tratta: di amicizie, conoscenze, ambiti... e quale somma grazia essere ammessi, o diversamente smessi!
...Ineffabile il cadere in disgrazia o l'entrare nelle grazie... ad Andrea, francamente, sembrava poco serio, probante, merito-rio, qualificante, tutto questo... Fortuna, 'fortuna, a fortuna ciecata', come soleva ripetere: il caso, essere in un dato luogo, in una data posizione, per caso, solo per caso: non c'è molto altro da aggiungere o sbandierare.
Anche se poi aggiungeva un 'forse' sospensivo, di rigore: ed in fondo proprio di un forse si trattava, anche per lui che da quelle considerazioni era probabilmente niente più che colpito in maniera eccessiva... Uno scompenso, ecco, forse si trattava di uno scompenso e nulla più, per il quale mostrare l'euforia o le ferite del momento, di ogni momento: il che é, sinceramente, troppo, per un qualsivoglia compagno od interlocutore, anche il più disponibile... Bah!.. (Proprio così: Bah!...)
Oggi ho incontrato questo Andrea di cui parlo con una insofferenza che già, latente dentro di me, si lascia ormai intravvedere: l'ho incontrato ed ho taciuto perché mi è bastato un solo istante per capire che era stato lui ad avermi cercato, che l'incontro non era poi occasionale e non c'era quindi nulla di cui meravigliarsi: l'ho incontrato appoggiato ad una colonna, vicino alla fermata degli autobus (è ammissibile, no ?!), l'ho osservato per quel famoso istante ed aveva una faccia indicibilmente scura: lui non parla ed io non parlo, continuano a passare degli autobus, già, molti ne sono passati (non verrebbe spontaneo dire che 'già molti ne abbiamo persi'?), ed ogni autobus ripartendo solleva la stessa nuvoletta di polvere, quasi stizzito...
Glielo chiedo con gli occhi, ad Andrea, se era questa la bolla di sapone o la nicchia ulcerosa ricavata col tempo e nel tempo, e taccio, taccio perché mi sembra fuori luogo questa fermata che sa di attesa troppo lunga e di orari sbagliati, anche se gli voglio bene e non lo lascio qui da solo.

1.5.89

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