domenica 9 giugno 2013

Una agenda smarrita. A railway tale.

Finirà, dunque, questo pomeriggio?
Quanti pomeriggi... trentuno anni di P/M/N, pomeriggio/ mattina/notte da trentuno anni, dal primo giorno 'di ferrovia', tranne quei quindici giorni in cui, essendo l'unico in possesso di una abilitazione che mi pare si chiamasse CCR - roba di carri e vetture da schedare - dovetti sostituire il capo dell'ufficio competente, dal momento che il collega più anziano di me, anche lui abilitato e al quale sarebbe spettato l'onore della sostituzione, era gravemente malato: quindici giorni di interminabile 'orario spezzato', una pena!
Trentuno anni, dicevo, in uno di quei pomeriggi in cui spesso sogno il mio scoglio greco, che avevo già battezzato Aghios Kathaldos, in cui sarei dovuto scappare con la mia pensione di ferroviere italiano, dopo diciannove anni sei mesi e un giorno, poche lire per mangiare e bere, tante dracme per comprarmi da leggere e scrivere, niente mogli, niente figli, una azzurrità immensa davanti agli occhi, solo, sul mio scoglio, con la cannetta da pesca, una asciugamani, due pomodori spaccati al sole, origano, qualche cipolla fresca...e invece eccomi qui, in piena 'padanìa', con treni che sfrecciano a centottanta all'ora, che se appena appena se ne ferma uno si fermano tutti quelli che più che seguirlo sembrano inseguirlo, con viaggiatori inferociti, tanto che anche i loro bagagli sembrano incazzati, con le mie carte miseramente cadute dal tavolo e mischiate irrimediabilmente... in pensione ci andrò, se il dio di questa parte del mondo lo vorrà, non prima dei sessanta, la moglie ce l'ho, di figli ne ho quattro, la lira e la dracma sono scomparse, e dovrebbe esserci l'euro, anche se spesso, diciamo così, latita.
Quindi addio Grecia, occorre cambiare i programmi in corsa.
Del resto, messa così, non posso tornare neanche in Calabria: non sarà come diceva mia madre, quando mi domandò dove fosse la Siberia, ché il figlio di non so chi lo avevano assunto nelle ferrovie e lo avevano destinato in Siberia, e hai voglia a cercare di convincerla che la Siberia è un pochino più in là di Udine, dove era destinato quel 'povareddu'... non sarà come diceva mia madre, ma da questa campagna di padania, proprio in pochi, del mio contingente, hanno fatto ritorno in patria... perché in fondo, cosa ci vuole a dirlo, che la mia patria (e ancor più 'matria') è la Calabria, che anche noi abbiamo avuto una diaspora, eccetera eccetera, e se poi vogliamo buttarla sulla globalizzazione, la massificazione, l'omologazione, vabbè, si può fare... tanto non gliene può fregare di meno a nessuno, di questi come di altri tempi...
Questi pensieri, ad ogni modo, non riescono a distrarmi dal servizio, e in fondo sono proprio pochi i momenti di possibile distrazione, in questi pomeriggi interminabili, giusto un'occhiata oltre i vetri della vedetta dell'ufficio, ma anche lì, l'occhio non si ferma mai, è troppo istruito ad inseguire la coda dei treni, a sentire qualche ostacolo sui binari, avvertire la presenza di viaggiatori oltre la fatidica 'linea gialla in attesa dei treni', 'non oltrepassare la linea gialla in attesa dei treni', 'non oltrepassare la..', tutti i santi giorni... anche nelle stazioncine deserte, ...'allontanarsi dal binario uno, treno in transito, è severamente vietato...': a trovarla una persona nei paraggi della stazione, anche pagando!
Un monito continuo, interminabili serie di rumori che mi lasciano tranquillo quando li sento e invece mi preoccupano quando mancano: qui dentro, ogni azione è contrassegnata da una suoneria, molto spesso non tacitabile, proprio come dicono i regolamenti, poiché qui tutto è regolamentato, forse anche i pensieri, e comunque dopo un po' di anni si comincia a pensare - e devi pensare - come un ferroviere, hai voglia di dire il contrario... e in fondo non c'è nulla di male, tutt'altro.
Qui si raccontano sempre gli stessi aneddoti, ad esempio quello del pastore che aveva legato la pecora alla sbarra del passaggio a livello (PL per gli amici), e che ovviamente la pecora, al sollevarsi delle barriere è rimasta appesa, con massimo sconforto del pastore medesimo, oppure quella del PL (un altro voglio sperare) che non si poteva chiudere perché era attraversato da un interminabile corteo funebre, e quindi il treno aveva 'maturato' (si dice proprio così, in gergo) del ritardo, attendendo al segnale... solo che erano circa le due di notte, un'ora un po' insolita per i funerali (ma ci sono i vampiri, in alternativa)... insomma storie di una ferrovia di altri tempi, dei tempi di cui quei poveruomini, tra loro molti ex reduci e combattenti, mi raccontavano, ad esempio di quando in questa stazione c'era stata la guerra, quella vera, e ogni tanto, nell'immediato dopoguerra, ci scappava ancora qualche fucilata, in mezzo allo scalo merci e tra le locomotive sgangherate, e di quando questa stessa stazione era molto più importante e c'erano addirittura tre macchine di manovra a vapore, e tutti i treni che dovevano deviare verso le linee diramate dovevano 'cambiare trazione', vale a dire sganciare una locomotiva a vapore e agganciarne una elettrica, oppure il contrario... ma anche questo è cambiato, e di molto!
Pensavo a cose del genere, quando, improvvisamente, irruppe una voce di donna, una bella voce di donna, che chiedeva aiuto, con toni quasi disperati...
I miei pensieri si interruppero immediatamente, già sfogliavo la rosa dei possibili motivi di quella disperazione... 1, dimenticato ombrello firmato sul treno, 2, dimenticati documenti, 3, portafogli con documenti, 4, portafogli con soldi e documenti (“ma non è per i soldi, non sono importanti, lo faccio per i documenti”), 5, telefonino, 6, notebook, 7-8-9-10, dimenticato sul treno parente in ordine decrescente di importanza.
“...Allora?”
Allora niente di tutto questo...
“Dimenticato agenda.”
“Si calmi signora... mi dica... si calmi, cosa ha dimenticato?”
“Agenda!”
“Dimenticato agenda, non sul treno, a Castel San Giovanni, nel bar tabacchi di fronte stazione.”
Ma perché parla come se fosse straniera, pensavo, di noi due è lei quella più italiana, mah...
“Aiutatemi, aiutatemi, vi prego!”
Ma cosa avrà questa agenda di così importante...
“Devo essere a Ravenna entro le sette di stasera, devo prendere i bambini all'istituto, quelle là non aspettano... come faccio... se prendo adesso la coincidenza, non posso tornare indietro a cercare l'agenda e se prendo il treno successivo... faccio tardi... vi prego, vi prego...”
Ma tu guarda...
(...E adesso entro in scena io!)
Questa qui, tanto a posto non deve essere, ma insomma...
E poi è pure una bella ragazza, devo ammetterlo, e quella camicetta leggera, diciamo che depone a suo favore, và...
Allora io:
1-Sguaino il telefono fisso, compongo il numero, a questo punto ai di lei occhi sto già salendo di qualche gradino, chiedo al collega se conosce il bar tabacchi e se può andare a chiedere dell'agenda (risposta affermativa: “do' il consenso per il locale - ma questo sarebbe lungo da spiegare- e appena transita vado, ti richiamo subito dopo”. )
Grazie, gentilissimo.”, - questo sono io che parlo.
2-Mi armo di telefono GSM-R, cioè prendo il telefonino di servizio, dài!, chiamo il capotreno dell'altro regionale che dovrà passare da Castel San Giovanni e gli chiedo se può prendere in consegna alla stazione di Castel San Giovanni (Castello per gli amici) una agenda che una viaggiatrice ha smarrito e che il CS (il capostazione) di Castello gli consegnerà: “grazie capo, gentilissimo!”.
La biondina sta prendendo un po' di colore: non capisco, ma mi adeguo...
3- Scatto a rispondere al collega di Castello che mi dice: “sì, l'agenda ce l'ho qui, è nera, copertina in pelle”, “bene, bene”, (a dopo lo spumante),” ho già parlato col CT (capotreno): nessun problema; ti ringrazio...
Penso: Ah, ti tratti bene, chi te l'ha regalata la Moleskine, eh? Il tuo maritino, voglio sperare...
La biondina che aveva cominciato a prendere colore, improvvisamente mi ricomincia a stingere...
”...e ora che altro c'è?!”
“...Ma i bambini, i bambini all'istituto! Non farò mai in tempo!”
Mentalmente mi accendo un sigaro, lei praticamente sviene, sparse le chiome, chiede di potersi sedere, non ce la fa più...
E questa dovrebbe crescere dei figli?...
Mi staglio in tutta la mia imponenza di coso di circa centosettanta centimetri in altezza (ometto, in pratica, pur omettendo la misura in larghezza), e in tutta la mia statuarietà dico alla giovane signora due punti: “tranquilla! stia tranquilla!“ (ma volevo dire: “tranquilla, pupa, ci penso io!”... ) “...capotreno dell'eurostar?, salve, capo, qui è la stazione di... (posso dirlo Piacenza ?), abbiamo un problema, c'è qui una signora in stato confusionale (in fondo è vero), ha perso il regionale per Ravenna e deve arrivare entro le sette di stasera, io non so come fare, puoi darmi una mano? la polizia ferroviaria no, non c'è, sono di scorta su un treno... va bene, grazie, allora la mando in testa al treno, gentilissimo, capo!”
Finalmente arriva l'agenda, portata dal capotreno del treno regionale di prima: ringraziamenti di rito.
“Ma ce la farò? Ce la farò?”
“Sine! Sì che ce la farà...”
Finalmente si siede, è spossata... e fortuna che ha fatto solo domande!
I miei colleghi nel frattempo si sono prodigati fino allo stremo per raggiungere il buffet della stazione per i meritati quindici minuti di insindacabile pausa caffè legalmente riconosciuta...
Ora è tutto a posto, abbiamo controllato anche gli orari di arrivo a Ravenna e la differenza, considerati i cambi a Bologna e Faenza, prendendo l'eurostar anziché il regionale si è annullata: arriverà alla stessa ora, con la sua agenda magari stretta al petto, con la sua giovinezza un po' impacciata, e abbraccerà i suoi bambini, rilassata...
Ma improvvisamente si alza e chiede arrossendo se può chiedermi una cosa, una sola...
“Posso baciarla?... La prego!”
Cade l'ultimo diaframma, le maestranze abbandonano per un attimo i picconi, l'immane mostro che aveva scavato la galleria tace per un momento, e la bella signora mi bacia, due soffi leggerissimi sulle guance...
Proprio mentre quei tre lì, sì, i miei colleghi, proprio loro, stanno rientrando con in mano la schedina del superenalotto appena giocata e mi guardano con la bocca semiaperta...
Ma per questa volta ho vinto io, anche se non ho capito subito che quella agenda era zeppa di poesie e appunti di una vita...
E allora buon viaggio, ragazza!
13 marzo 2010

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