lunedì 3 giugno 2013

due pagine di diario (da 'catablogario')

domenica, 14 novembre 2010


diario, pagina 091110
oggi scriverò a te, pagina di diario che non sei riuscita a crescere, ad aver luogo, che non sei probabilmente mai nata.
Tu conosci da tempo i miei moti, e sai quando rimanere bianca. Come i pensieri, come a volte i miei cieli, i cieli in cui mi perdo, forse gli stessi dove, non vergata, mi abbandoni.
A volte sogno di possedere una rondine meravigliosa per scriverti o inciderti... ma la rondine non è strumento facile da usare, la rondine usata in maniera inadeguata lascia l'amaro in bocca e il cielo vuoto.
Tu lo sai, io non credo ai poeti, non ora, è stato un tempo per me interminabile, quello che mi ha condotto finalmente ad esaurire le parole...le presenti mi servono a mala pena per accomiatarmi da te, per dirti che nonostante tutto ci sei sempre stata e sempre ci sarai, mia pagina che scivoli verso il bianco definitivo...ma ora il nostro rapporto, come credo sia giusto, cambia, in maniera forse definitiva...
Mi sei stata compagna da sempre, da quella prima volta, dietro la chiesa matrice: tu -portavi ancora fogli a righe da seconda elementare- e lo Ionio di fronte, mite in quel giorno di primavera, benché il vento ti suggerisse movimenti che a fatica cercavo di controllare, pregandoti di accogliere le mie prime parole, i primi baci, le poche, faticosissime rime...Poi il tempo è passato, ne è passato abbastanza, ma tu no, sei rimasta... la poesia, l'ispirazione -se mai ci sono state- hanno scelto altre vie, altre bocche, altre carte intestate, a volte quelle dei veri poeti, altre volte quelle
di miseri teatranti finti tarantolati sulla via di Damasco... invece tu non hai dato retta, tu sapevi che in quanto pagina di diario avevi, come un angelo custode -a crederci!- un solo destinatario...anche se col tempo ha smesso di piacerti; conosco i tuoi silenzi, l'attesa di me, inevasa...e so che non puoi accettare le piccole cose, i compromessi, i miseri segni che a fatica ti lascio...
E allora il mio diario finisce qui, ora...forse meritavi di meglio, magari un miglior offerente...con te sono stato per quanto ho potuto, a modo mio, sincero...solo tu potevi capirlo, saperlo, e non hai parlato: io, per tuo tramite, non ho parlato, e te ne sono grato, delle tue righe immacolate, segnate solo e solo a volte da splendidi, fantasmagorici silenzi...
Lo so, ti parrà di sentirmi ancora, sarà più o meno come un leggero sfioramento, un attimo, ma la memoria non basta più, mi abbandona, non mi concede il tempo, quand'anche volessi, di scrivere ancora...i miei pensieri svaniscono, rapidi, in un piacere che si dissolve contestualmente (va bene se ti dico così?) al loro stesso realizzarsi...forse è il piacere di pensare, o del sogno ad occhi aperti, della visione cosciente...non so cosa sia, ma non riesco ad andare oltre me stesso, peccato, e tu sai che è anche per questo motivo se infine rinuncio a imprimerti altri segni: ho perso, il tempo mi ha vinto, la coazione a dimenticare ha preso il sopravvento sull'intenzione di non ricordare volutamente... è triste, è triste ammettere di essere finito in questo circolo vizioso che cancella la mia storia e la tua di quaderno negato ai versi...
Quel ragazzo che ti ha tenuto tra le mani tremanti tanto tempo fa non c'è più, anche tu lo hai confuso con questo tizio che cerca le lettere sulla tastiera, questo tale che in qualche modo ricorda di voi e che ha deciso di smettere di farsi carico delle vostre presenze...neanche per fastidio, forse semplicemente per un senso di vuoto, di estraniamento, di deserto che avanza...e che si tratti di pagina bianca o finestra vuota poco importa, è un altro il deserto, è di dentro, a mano a mano accartoccia fogli e chiude pagine di videoscrittura... Ti scrivo quel che segue, infine, come a dirti che non invento nulla:

Pagina in bianco.
Quale poesia, fra tutte le poesie,
pagina in bianco?
Un gesto che si allontani e si distacchi tanto
da captare l'impatto del sole alle finestre.

In questa pagina c'è solamente ansia che distrugge
un desiderio di cosa piana e bianca
un arco che si incurvi- sino che il pianto
di tutte le parole riesca a liberarmi.

(Sophia de Mello Breyner Andresen)

Ecco, una parvenza di poesia è stato, qualche rara volta anche per me, l'attimo, una sospensione, un essere ''altro'', ma sempre un attimo, di questo si è trattato...tu, mia pagina, credi pure agli altri, ai poeti: passato l'attimo essi tornano illusione e tu, come me per sempre e per un solo istante, bianca finzione.
Ciao.

diario, pagina 131110
… probabilmente quella che segue non era l'ultima pagina che avevo previsto. La memoria mi gioca scherzi né brutti né strani, semplici scherzi...imparare a non ricordare non è come dimenticare, credo, e mi ha recato qualche danno, ho finito col non ricordare davvero...come una certa memoria di computer, anche la mia è diventata una memoria volatile...pure, la definizione mi piace, mi piace pensare ad una memoria capace di volare, anche sulle miserie di cui io in quanto persona sono stato, mio malgrado o no, partecipe o testimone, o quello che sia...
Nello scriverti, cara pagina, nel negarti il candore del tuo meritato inutilizzo, vorrei parlarti di tante altre cose, anche di questa esperienza nel mondo dei blog, di cui non sapevo nulla fino a pochi mesi fa, e di cui torno a non sapere nulla da questo preciso momento, stessa sorte per quelle cose che ho tirato fuori dai cassetti, senza preoccuparmi neanche di liberarle dalla polvere, quelle cose che mi era parso di poter scrivere o di avere scritto, alle quali come allora non credo e da questo momento definitivamente; diciamo che è stata una esperienza particolare... una pietra sopra non si nega a nessuno, neanche al sottoscritto, spero, e spero sia una pietra di mare... almeno per il piacere sottile di sentire il sale sulle labbra, lo stesso della mia pelle, mi illudo di credere.
Mi ritraggo in te, nel tuo bianco, e quando vorrai ti parlerò ancora, so che mi risponderai perché mi capisci e non sai negarti e per me accetti il sacrificio delle tue righe...lo so, ti piegherai, ti poserai delicatamente dove vorrà l'aria, dove vorrà la forza con cui ti lancerò verso il tuo destino... troverai pace in uno di quei cestini verdi, di plastica a buon mercato, quelli trascurati in un qualsiasi angolo tra scrivanie di formica e porte dai cardini male oliati...i nostri uffici dove ti ho abbandonata tra un treno e l'altro, tra un ruggito di dentro e un fischio di locomotiva, troppe volte da tanto tempo, e per sempre da questo momento: non tornerai più a casa con me...ti lascio dove e come nasci, e se sarai poesia mi resterai nell'anima, tornerai con la memoria, nelle lacrime e nei sorrisi...e se non sarai poesia rimarrai sola nei cestini, e me dorrò, di non averti saputo dar vita...ma non ti lascerò per altre pagine.
Ora, se permetti, saluto quanti hanno avuto la pazienza di leggerti, di leggere te, io non c'entro nel tuo apparire in forma di righe, sono stato solo tuo strumento... quindi mi raccomando, saluta tutti, e nei modi dovuti: essi meritano, io no, e non perché ti lascio qui da sola, non so bene il motivo, ma sento che è ora di smettere.
La poesia ha chiuso i conti con me
Non sono io che metto fine a nulla
quanto a questo non mi faccio illusioni
volevo seguitare a poetare
ma è finita tutta l'ispirazione.
La poesia si è comportata bene
io mi son comportato molto male.
Cosa guadagno a dire
mi son portato bene
la poesia s'è comportata male
quando sapete che son io il colpevole.
Mi sta bene, sono stato un imbecille!

La poesia s'è comportata bene
io mi son comportato molto male
la poesia ha chiuso i conti con me.
(Nicanor Parra)

Me ne vado da me*
dalla pelle
ecco il rovescio, l'interno
i cassetti dove intesso
parole che al vento
stormiscono di amanti

me ne torno da me
a ricamare in canti
oscuri, angoli dove non entra mai
sola la luna

la accompagnano satelliti
i versi, l'accoglie
il mio abbandono

ma non entra più non entra
è ormai spenta
la mia luna di paglia non crede
non sa i nomi dei poeti
si è persa tra canne
la mia luna di paglia
fa il conto delle punte
sulle dita,
rimane poco,
qualche volto, qualche ferita.

*non ricordo nemmeno se e quando l'ho scritta... mah!

Anche quella sopra è senza titolo, non ne necessita o non lo merita...
Ancora un pensiero, piccolo piccolo a quanti, magari umanamente golosi di premi e riconoscimenti, volessero andare a leggere un raccontino di poche pagine, un nonnulla: ''I passi sulle impronte'', da ''Ottaedro'', di un certo J. Cortázar, del quale Neruda ebbe a dire qualcosa come ''chi non legge Cortázar è perduto''... io mi sono dimenticato di farlo, e va bene così. Del resto: io, cosa c'entro?
Ciao,
C.

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