domenica 22 febbraio 2015

Cosa guardi? Contaminazioni varie. La mia moglie era agli scappini, il garzone scaprugginava...

Incipit:
…Ed ecco ad ogni modo perché io vi dico: contro la luna non c’è niente da fare.
La mia moglie era agli scappini, il garzone scaprugginava, la fante preparava la bozzima… Sono un murcido, veh, son perfino un po’ gordo, ma una tal calma, mal rotta da quello zombare o dai radi cuiussi del giardiniere col terzomo, mi faceva quel giorno l’effetto di un malagma o di un dropace! Meglio uscire, pensai invertudiandomi, farò magari due passi fino alla fodina.
-          Cosa guardi?
  -         I libri, i miei libri, sono bellissimi, anche se non li ho mai letti, qualcuno nemmeno mai aperto. Coi libri sono stato sempre fortunato. Non posso provarlo, ma sento di averli sempre indovinati.
Penso, per un attimo, che solo una personale onestà potrebbe negarmi questa certezza, ma mi sembra un dato trascurabile.
-   -            Sento che non li leggerò mai questi libri, che non riuscirò mai a farlo.
-  -             Ma certo che puoi, che potrai, nulla te lo vieta.
- -     E quando? Quando sarò morto? Anche a portarmeli dietro, sarebbe difficile… Potrei ridimensionarli, ma non sarebbe lo stesso… potrei trasferirli su cd, altrimenti la bara potrebbe rompersi con il loro peso, e comunque tutti non ci starebbero, e poi non saprei quali scegliere.

-  -           Allora dovresti portarti dietro anche il computer, per leggerli …

o    (omissis)

     Explicit:
Contaminazioni da:
Tommaso Landolfi, ‘Il racconto del lupo mannaro’, ‘La passeggiata’, ‘La dea cieca e veggente’, ‘Conferenza personalfilogicodrammatica con implicazioni’;
J. L. Borges, ‘Tlön, Uqbar, Orbis Tertius’, ‘Pierre Menard, el autor del Quijote’;
Anónimo, Prefazione al Lazarillo de Tormes;
Cataldo Antonio Amoruso, ‘Cose mai scritte’.
                                           **************************
Tentativo di traduzione in italiano ordinario del brano in italiano straordinario di Landolfi, tratto da ‘La passeggiata’:
La mia moglie era agli scappini, il garzone scaprugginava, la fante preparava la bozzima… Sono un murcido, veh, son perfino un po’ gordo, ma una tal calma, mal rotta da quello zombare o dai radi cuiussi del giardiniere col terzomo, mi faceva quel giorno l’effetto di un malagma o di un dropace! Meglio uscire, pensai invertudiandomi, farò magari due passi fino alla fodina.
Mia moglie era in calzini, il garzone disfaceva le doghe delle botti, la domestica preparava il pastone di cruschello per ammorbidire la tela (un intruglio, un decotto)… Sono uno svogliato, veh, son perfino un po’ ottuso, ma una tal calma, mal rotta da quel picchiare violento o dalle rade sentenze del giardiniere col terzomo, mi faceva quel giorno l’effetto di un impiastro o di un cerotto depilatorio! Meglio uscire, pensai invertudiandomi, farò magari due passi fino alla miniera.
Per le due parole in grassetto potrei fare delle supposizioni, ma sarebbero fuori luogo, non è qualcosa di simile che necessita, in questo caso, ma qualcosa di corrispondente al dire di Landolfi.
La storia de ‘La passeggiata’ è un po’ simile a quella delle teste di Modigliani, uno scherzo che lo scrittore giocò di sicuro a qualche critico letterario, ai veri linguisti non saprei. Si tratta di tre paginette, forse nemmeno, delle quali, per quante ricerche abbia fatto, non sono riuscito a trovare una traduzione, nemmeno abbozzata. Vedere alla voce: ‘Conferenza personalfilologicodrammatica con implicazioni’, e dimenticarsene, non so perché, ma dimenticarsene.


Nessun commento: