domenica 8 marzo 2015

Le spalle delle donne

Le spalle delle donne
A parlare
Quando le strade si volgono
E tornano 
Rapidi, i pensieri

Le spalle delle donne abbandonano stazioni
E fermate fredde nella sera
Prendono il mondo per mano
E si chinano sul da farsi

Hanno nocche dolenti, le donne
E palpebre ispessite
Di tante attenzioni
E stanchezze
E labbra che misurano i tempi
Sono il porto dispendioso di attenzioni
Poi si tacciono, quando la notte preme

E ammantano, le donne
Come di sera trapungono
Le volte ancorate in fondo al cielo.

Bisogna viaggiare coi loro occhi per sapere
Quanto dista quel cielo
Quanto costa sapere
Cosa scende dall’ombra
In una donna a sera…
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Questa notte avevo scritto un mio augurio alle donne, che poi ho cancellato, perché l'argomento, se di questo si tratta, mi aveva preso la mano e mi ero lasciato andare ad un uso un po' scriteriato o sopra le righe delle parole. In pratica, auguri con male parole, rivolte non contro le donne, ma contro me stesso, soprattutto contro me stesso, e ciò che mio malgrado rappresento, non potendo considerarmi esente da colpe, dovute ad ignavia, disinteresse, assenza.
Trasformare una ricorrenza in una festa si chiama marketing, questo lo premetto senza giri di parole. Alle donne auguravo di non aver bisogno di auguri in quanto donne, per il resto ogni augurio va bene, sperando che siano efficaci, oltre che troppo e troppo spesso gratuiti.
Nel mio deliquio notturno mi domandavo cosa proverà una donna nel conoscere la possibilità di vivere la libertà e dover invece temere per la propria incolumità appena si avvicina la sera, oppure nell'attraversare un parcheggio vuoto, o nel percorrere un marciapiede popolato da presenze minacciose, vivendo con il cuore in gola lo spazio che la separa dalla porta di casa o col battito a mille nel sentire alle spalle il rumore di passi altrui... 
Cosa si può augurare ad una donna in questa ricorrenza? Tutto e nulla, forse è la risposta più ordinaria che posso dare a me, che bene o male i problemi, inammissibili, di cui sopra non ho dovuto vivere, se non in maniera molto relativa. 
Non ci siamo, non è tempo di mimose. E' tempo di smetterla con le differenze, con i preconcetti, con le misure ritagliate addosso, a tutti gli esseri umani, di qualsiasi genere, ma soprattutto verso chi risulta essere più indifeso. E' agli appartenenti a questa 'categoria' (mi scuso per il termine) che auguro tanta forza, anche di perdonare quelli come me che in fondo più che parlare non fanno nulla perché le cose migliorino.

Tanti auguri, quindi, per quanto inutili, di cuore, ché non si sa mai, alle volte dovessero funzionare...

4 commenti:

albafucens ha detto...

sì funzionano i tuoi auguri
grazie ^ _ ^

Cataldo Antonio Amoruso ha detto...

Magari funzionassero... non posso che rinnovare l'augurio.

albafucens ha detto...

grazie e sai è bellissima l'immagine così descritta della donna, vista di spalle, le nocche dolenti... labbra a misurar i tempi , è un acquerello delicato ed intenso

Cataldo Antonio Amoruso ha detto...

Grazie. Acquerello mi piace. Anche che qualcuno apprezzi mi piace. Raramente, ma mi capita.