giovedì 3 marzo 2016

Tu non darmi la gioia...

Tu non darmi la gioia; nessuna gioia cancella il dolore; ma concedimi, Tu dall'alto, rimedio.
Tu sai, Tu che tutto vedi e comprendi, sai che mai ho creduto fino in fondo. 
Non credere fino in fondo è come non credere. Rimane uno spazio, un granello, che tutto travolge, che tutto sconvolge: è il seme del dubbio, è quel punto dal quale parte la marcia della disfacimento, dell'azzeramento della capacità di credere.
Tu colpisci, nel punto inatteso, e la tua forza è inaudita... e dovrei credere, dovrei credere, poiché altra possibilità non mi è data, ad un Tuo disegno più grande, ad una visione totalizzante e che tutto comprenda, non commensurabile con le grandezze degli uomini. Dovrei credere, passando per le immagini stratificate del canone terreno, per le vie tracciante dai Tuoi ministri troppo spesso interessati o distratti, e agire, per questi campi segnati dai praticanti del culto. Occorrerebbe, forse, eliminare quel granello che si oppone al funzionamento, alla fluire dell'ingranaggio, e lasciarmi andare al moto regolare delle cadenze calendarizzate, al conforto governato dalla liturgia, e alle speranze senza dati di fatto, senza punti fermi che non siano la sola fede, la fede senza condizioni.
Passo, talvolta, dalla Tua casa, e con pudore mal dissimulato, Ti domando e Ti chiedo, per sapere e per avere.
Mi muovo a disagio, svagato tra i simulacri che parlano di Te, e sento che la mia faccia rimane sempre nell'ombra, come in una prigione necessaria; sento il rumore dei miei peccati, lo stridore delle mie debolezze, e mi perdo nelle mie braccia che non riescono ad alzarsi verso di Te, verso il Cielo: non esiste un Cielo a comando, verso il quale indirizzare i propri aneliti o dove affiggere i propri desideri.
Tu lo senti, che non oso andare oltre, che ho vergogna, come è giusto, di chiedere a Te, Tu che non puoi confondere la mia preghiera, così esile nel suo scheletro più interiore, così fragile nella sua struttura e incerta nei suoi passi.
Tu mi vedi, però, so che mi vedi, e in quale che sia la forma in cui Ti manifesti, Ti prego e non chiedo nulla per me, poiché Tu sai, infinitamente sai, e possiedi, e concedi, e doni, rimedio.

In questa sera del 2 di marzo, che la paura mi ha aggredito e ho stretto forte a me  questi figli senza peccato, per loro Ti prego, Tu Padre.  

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