sabato 17 ottobre 2015

a fianco, nuvole sempre più azzurre

Forse dovrei correggere queste cose che scrivo troppo in fretta, senza filtro alcuno, così, giusto per vizio, abitudine o malaffare (?). Ha ancora senso essere 'naif', originali, 'automatici'? Non so rispondere, ma non ho altro modo di annotare cose, se non astenermi dal farlo, soluzione non deprecabile. Raramente, qualcuno mi ha manifestato apprezzamento per queste impronte che vado dimenticando in giro... fa piacere anziché no, certo, ma non è quello che cerco. Vorrei trovare un senso per queste cose che non considero 'scrivere', 'scrittura', vorrei capire perché ho cominciato a segnare carte e a volte muri, pareti comunque, con questi miei 'segni'. Certo, da bambino, poiché da allora ho cominciato, mi attraeva l'idea, e l'ideale, del poeta, un po' pazzo, un po' maledetto, il sogno di un accenno di libertà realizzabile forse solo grazie ai tentativi di avvitamenti 'pindarici', un modo forse come un altro per sfuggire alle paure dell'infanzia, ai torpori, ai lunghi sonni, alle giornate fatte di distanze siderali dalla vita e dalle sue realizzazioni. Forse prendere in mano carta e penna  è stata una lusinga come un'altra, magari meno pericolosa o rischiosa, sogni leonini affidati alla carta, chissà. A distanza di quasi cinquant'anni continuo a non capire. Non è una cosa seria, forse. Magari è la fatica a non piacermi, il 'labor limae', vai a sapere. Nemmeno in questo tempo di pubblicazioni da pochi euro, e da meno di mezza lira, mi viene in mente di raccogliere tutto questo frascame che ho appuntato in giro... è più forte di me. Io non capisco nemmeno me, tutto qui, e allora, di nascosto, senza freni e con la massima rapidità possibile, rilascio questi scarabocchi, o graffiti di dentro, quando la mia anima, fine o trogloditica non importa, non può più farne a meno. E' la verità, e non so mai cosa comporta, questa meraviglia di nuvole che non so dire.

a fianco, nuvole sempre più azzurre
e belle, da inseguire
nel loro moto di zucchero filante
è poi un attimo
se tutto smette intorno ad uno stecco
e non rimane che lo sguardo piccolo degli astanti
gli occhi affissi al cielo
una mano che si leva
l'altra che porge il tesoro di una moneta,
la fiera della vita
le spalle alte a digradare
e al di là, il banco dell'imbonitore...
càpita, il ricordo delle dita
impresse nel vello dello zucchero
di qua dal cielo
e assaporare
amaro
un tempo che già si svincolava
poi la festa improvvisa si rastrema
e verso l'alto è perso
il volo della palombella
come un anelito
una puntura di stelle...

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