domenica 18 maggio 2014

Avremo il mare agli occhi

Avremo il mare agli occhi
a sciogliere il bandolo dei giorni
e sarà lenta la superficie e calda
di pensieri
le dita avranno
un loro delicato abrivio
verso i seni
e dal grembo doppieranno
anse
dove tenerti sarà lieve
e profondo
come il tuo fiorire denso
ti diffonderai
dal fresco dei lini
e gli umori saranno
folli di vento
ad inseguire il tuo respiro
dalle labbra ubique.

Ci vivremo dentro
silenziosi come un mare taciuto
fragoroso di tramonti
e chiaro d'albe, il bandolo
del tempo sarà solo un filo
ma irriducilbile
che ci riconduca al cielo.





La vita, d'altronde

La vita, d'altronde
nelle braccia brevi,
ma dove saperti
guardo verso l'alto
e un piccolo uomo
di dentro, impazza
cerco un modo di vederti
dove finisco le mie dita
e riparte liscia ed irta
la parete di averti

sei nelle vele
oltre gli occhi stretti
dibattuti nel desiderio
di aprirsi interamente
o di rimanere sottomettessi
a questo calore di palpebre umide
e di riverbero a pelo d'onda

nei mie sogni ti accarezzo
come fa l'orizzonte con le chiglie
e poi affondo
come la realtà nel tuo fasciame
e ti coloro
di tutti i colori che non so dire,
tutti quelli che posso
e rimango a guardare
con te che diventi un abisso a fiori
tra le mie braccia perse
nella dismisura di tenerti

allora ricordo il tuo gemito
e il canto delle sirene
mi sommerge
dolcemente
senza fine.

giovedì 15 maggio 2014

Sei stretta tra le braccia



Sei stretta tra le braccia
Come un fuoco sacrato
E muovi sul palmo della mano
Come un polline che avviluppa il vento
hai rumore di sogno lieve e lini tesi
nel pieno dei giorni e dei pensieri
quando tu vieni
e scuoti alla radice dei ricordi
il nostro tempo che s’accende

allora, se ti stringo tra le dita
con le cautele del tuo essere farfalla
fragile e aerea
nel tuo battito d’ali
m’involo
con le mie ampolle a rilasciar rugiade
e asperso
è il tuo grembo
dell’armonia dei corpi
e dell’ascesa dirompente
ai cieli nostri dai roridi suoli.

mercoledì 14 maggio 2014

Vivo di te



Vivo di te
Che sei tra me e il cielo
E sommergi di sponda
Il greto col tuo arrivo
Lento
Tra sveleniti gli oleandri
Di un colore
Ad uno ad uno soli
E mi prendi fino all’anima
Per ogni ruga
Per ogni gora
Per ogni lacrima
Che dal mio letto ti irrora
E cresci
Di lontano
Col tuo turbine umano
Di pensieri e carezze

Vorrei sapere, allora, la statura del cielo
quello che passa di tra le onde
Alte tra le mie ripe
Aride di tanto attendere
E gravide del tuo respiro
Quando fluitando copri
Nel duo desiderare
ogni mio ardire
E sondi
Con forza di vertiginosa amante
Il mio essere di torrente e in piena

Vivo di te
Come di fiumara
E di sassi
Che nessuna forza
non tua o divina
può allontanare dai tuoi passi
che già sanno
di un nostro sogno
di un nostro mare.

martedì 13 maggio 2014

Qualcosa di là dal sogno



Qualcosa di là dal sogno
Una provenienza di luce
A scontornare ombre
È, vivere, una attesa di sorriso…
Sei presente
E mi sfiora
Il sogno di te
Come un petalo che lento
Accarezza uno stelo
Come una mano che con cura
Sistema i bordi del rosaio

Tu entri
e nell’anima
si espandono
aeree, interne
le carezze
come un buon vento
o il sollievo del respiro

e rimani nel cuore
con le tue ali pronte
a custode di uno scrigno
e d’un solo
inestinguibile tesoro.

E non ho altre pareti
Di qua dal sogno
Che le tue mani
E le mie
Ad intrecciare veglie
Ad incrociare attese…

domenica 11 maggio 2014

quando mi prendi

quando mi prendi
per mano ad oziare
e diventi
poesia fragile di matita
e per un attimo t'impunti
tra le righe
a piedi uniti
come a dire del tuo luogo
fisso tra due dita
e vuoi che ti sospinga
vuoi che bambina ti raggiunga
rapido come il sentire
che anima ed invola
allora so che cerchi
allora so che sono
con l'importanza di un rifugio
il mio assillo
il tuo perdono

.poesia.
 

come se le mani non fossero mai cresciute

come se le mani non fossero mai cresciute
e gli occhi non avessero avuto altra luce
che questa, così a filo, che filtra
tra le dita aperte quasi a sorsi

in qualche buio ci siamo cercati
e sfiorati
e senza saperlo
come è forse degli infanti o dei folli
amati

ora non importano che le tracce di quell'oscuramento di luce
di quei luoghi che sottesero gli sguardi
che in qualche modo coprirono distanze e attese
non conta altro che recondita, nell'anima, l'essenza

poi che il tempo si è diffuso,
come pulviscolo invadente
o come sabbia in sensibile distesa
e soli, a volte ci sprofonda, ora
e prende
in una stanza di parole
dove attende
al limitare tremulo del buio
un desiderio in grani di rosario
e quello allora è il tempo che lontani
ci rassegniamo a un sogno altro
e mano nella mano
ancora.