venerdì 15 marzo 2013

benvenuta come la prima di maggio

m'attraversano luoghi di sole
parole in carta di rumori azzurre
cravatta interminabile, eleganza
che non s'apprende al cuore
una spilla appunto
come un passo da ricordo
a perpendicolo di strade
e intersezioni a fiori
e quadri
e sopravventi di silenzi;
una tasca indicibile
come una mano senza fine
una vite
accoglie i segni che il destino
altrimenti
mandava sottaciuti;
ma ora gli occhi
si aprono a un tempo
di grancassa nella primavera:
possa tu essere benvenuta
solitudine a festa
come la prima
a maggio*.

*'benvenuta come la prima di maggio' è, anzi era, un magnifico modo di dire del mio paese; risale ai tempi del feudalesimo, quando nel primo di maggio si dava l'avvio allo 'sbarro'. 



2 commenti:

Anonimo ha detto...

torno a rileggere e dico che i versi sono notevoli ed interessanti. complimenti..ma cos'è lo "sbarro"? grazie, sempre, per le emozioni

BJ

krimisa ha detto...

...Comunque questa festa sia antichissima in più popoli, e gli albanesi nostri vicini continuassero a farla in onore delle fidanzate, e per le quali s'impianta e si canta il maggio; pure per Cirò io trovo la ragione nella circostanza che trovandosi allora occupato l'uso di pascolo di tutte le vaste tenute Demaniali dell'università dal Barone, la consuetudine e le varie convenzioni portavano che al primo maggio seguisse lo sbarro di tali pascoli a comune uso di tutti i cittadini. Ecco che ciò portava lo sbarro o scoppio del mortaretto, e la festa; ed era tanto grato per tal libertà di pascoli l'ingresso del mese di maggio, che per esprimersi il gradimento dell'arrivo di un amico, o di un forastiere non poteva né sapeva dirsi meglio del «ben venuto come la prima di maggio».