mercoledì 9 gennaio 2013

stoccò (fesseria)

stoccò meleà liquando ca
riche d'acque appè santite alsuò
loprè, mo no
la piè traslù cidà di sol
e sdruccio levole figù
rasagita cheimù
rispingon edavàn
tilcor posugge la
rìa chelì
quida sistrugge d'om
b - ra.

sto come le ali
quando cariche d'acqua
e appesantite
al suolo premono
e traslucida di sole la pietra
sdrucciolevole figura s'agita
che i muri spingono
ed avanti il corpo sugge
l'aria che liquida
d'ombra si distrugge.

Forse è arrivato veramente il momento di cancellare questo blog, sì, questo coso, insomma. Che a pensarci bene, per quale motivo scrivo qui, visibili -per fortuna solo teoricamente- a 'tutti', le fesserie che mi passano per la testa? Ma non posso ritornare ai vecchi quadernetti, alle paginette ripiegate, magari smarrite e casulamente ma non troppo ritrovate? A qualcuno dico qualcosa, se 'scrivo' o 'annoto' cose quassù? Non lo sto domandando a nessuno, se non a me... Dovrei rispondermi, prima che il ritardo diventi incolmabile. Ma credo che già lo sia. E sarebbe anche l'ora di trarne le conseguenze, di questo ritardo, di questa indifendibile posizione fuori tempo e luogo. Sì. Rimango con le mie ali, per bagnate e appesantite al suolo che siano.

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