domenica 7 settembre 2014

Commiato, vecchio esperimento inutile da 'Catablogario'.

venerdì, 09 luglio 2010

Non ho nulla da premettere, solo che scriverò senza pensare: vorrei essere io.
(Ma forse dovrei dire dei miei pretenziosi riferimenti a personaggi pirandelliani e al titolo, ma solo al titolo, ''la vita istruzioni per l'uso'', di G. Perec.)
Ricordati di alternare i colori quando riprendi a scrivere del tuo diario, o di annaffiare le piante, che poi fa lo stesso. E mi raccomando gli errori, lasciali dove sono, se no faccio fatica a trovarli, ora devo lasciarti, ciao.
Questo che mi dicono chiamarsi post, e che sotto sotto, o almeno a latere, o larvatamente, preferirei si chiamasse postumo, cominciava così, con una leggera pressione sul tasto delle maiuscole, affinché la lettera iniziale se ne avvantaggiasse in grandezza, o magnificenza, o dimensione, del carattere.
Abbassate il televisore, per favore; il volume, più precisamente.
Poi non dite che scrivo sciocchezze... siate precisi, le ho chiamate scemenze, è più adeguato.
Bene, è cominciato.
Non mi resta che posare le mani sui tasti, un'occhiata, una carezza, una strizzatina al mouse, e via, le parole verranno, è il loro mestiere, oppure verranno gli spazi bianchi, anche loro tengono famiglia, qualcosa devono tacere, o alterare, o equilibrare per guadagnarsi l'abbrivio fino alla fine del rigo.
Diario, o post, o quel che è, cosa si vuole sapere, chi è colui che digita o diteggia, o chi è costui che attratti, a tratti, tratteggia... marketing dei pensieri, persuasori occulti, interessi inconfessabili, mire infallibili, esoteriche risate... cos'è, cos'è, che sarà mai?
Un piccolo tamagochi, cos'è, l'orticello di facebook? Cos'è? Cosa c'entro? Cosa centrano?
Di chi parli, innanzituttto... persona, personaggio?
Non esisti che nelle tue beghe, non esisti in quanto persona, sei puro ologramma, puoi diventare solo personaggio, e questa è la tua epifania e la tua diafania... Assonanze, consonanze? No, troppo comodo... non mi ingannerai più con i tuoi abbozzi di rima, con i suoni nascosti, solo intravisti, come una musichetta inutile, ingentilita solo per penetrare meglio nel cervello, se di questo si tratta, o nella memoria.
Ora sei qui, siamo tutti qui, e ti avverto... non provarci coi tuoi personaggi, non provare a mostrarti in ogni istante sotto un altro aspetto o un altro nome, solo per un ritocco, o un cambio di passo, o una parola nuova, un tocco di lima, di raspa, di bulino...
Non provarci, a dire le tue frasi ad effetto, che la tua incoerenza è la tua coerenza, che avvisavi da sempre, che de profundis clamavi e nessuno ti voleva credere... perché infine ho deciso di crederti, ho deciso di credere a voi tutti... sarò matto anch'io se tu lo sarai, sarò uomo anch'io se tu lo sarai, e sarò donna, e sarò allegro, sarò violento, sarò cattivo, e tenero, e amante, e triste, se tu lo sarai... sì, sarò quello che tu sarai, tutti saremo ciò che tu sarai, proprio tutto, ma mai più la tua ombra.
La tua ombra... (3 ore dopo). Dove comincia la tua ombra. Forse pensi che le ombre abbiano o possano avere la stessa età dei corpi che le proiettano, ma credo che tu ti stia sbagliando, ogni ombra ha la stessa età della luce, precede i corpi, le masse che si intromettono, che si introducono, tra il buio e la luce: le ombre ti precedono, sono loro a scegliere il momento in cui darti alla luce... le ombre sanno, tu, noi, no: possiamo solo credere, e illuderci di sopraffare i silenzi con la ragione, i silenzi, ciò che ci parla senza parole... anche questo, impossibile da scegliere, o troppo arbitrario per essere vero, è un momento...
Scegli un momento a caso, uno che ricordi.
Sì, 1964, maggio, scelgo questo.
Sì, anch'io ricordo me, la marea terragna di aghi di pino, la canea della gente che tenta di strappare una spiegazione, un seguito a un ''cosa è stato?'', ''cosa è successo?'', ''parla, parla!'', e quelle urla di tua madre, di nostra madre, le urla che seguivi nelle vene dei pini che andavano ad inabissarsi, si facevano radici, tanta chioma tanta radice, e tu immagini i tuoi stessi occhi che inseguono vorticosamente, dissennatamente, prima le talpe dell'orto - ti domandi come facciano ad essere cieche, come possano non vedere in tanta luce, come possiamo essere per loro solo ombre -, poi radici, ti avvinghiano, ti avviluppano, sai che non puoi andare oltre e non puoi risalire, è la parete esterna del pozzo, e tua madre che urla, e la gente che urla, e noi che urliamo, e il treno -quello a vapore, quello che chiamavamo il treno dell'acqua- che fischia, e l'uomo affacciato al muro di cinta, quello che in paese portava gli annunci di morte, che dice 'se lo vuoi sapere è morto', e tua madre, o mia madre, vestita a colori per l'ultima volta, che passa davanti allo specchio dell'armadio, urlando, con in mano i capelli, una gran parte, e tu che guardi, e cerchi di dire qualcosa come ''mamma'', sì, è stato il treno, e vallo a sapere dove è Domodossola, lo sa solo papà, lui ha fatto la guerra e ama la geografia, l'ha imparata alle scuole serali, dopo la guerra. Andrà a Domodossola e poi a Verbania, per il processo, ti porterà in regalo un modellino d'aereo, d'aereo civile, ricordo questo dettaglio, un regalo, per la prima volta, quasi da parte dello zio morto.
Forse questo è stato il momento in cui l'ombra del vento, per la mia parte almeno, ha scelto di farsi conoscere. Per questo penso che posso chiamarlo ''momento''.

Ma non lo è. Lo so, un momento non si può isolare, un momento è ciò che accade in ogni parte del mondo -mi concedo questa parola di una vacuità estrema- moltiplicato per tutti gli esseri che lo abitano, prima e dopo; così credo, e la mia integrità mentale non può certo giovarsene, neanche ricorrendo a tutti gli ''anche se'' e gli ''e però'' che posso concedermi: staccarsi dai convincimenti, bel problema... problema? e quale? siamo tanti, tanti personaggi, la vergine di Norimberga si spalanca, sputa fuori la persona al termine del dubbio, o della sofferenza, ne invita un'altra che dentro me stesso già si stava ammalando, ne farà una persona nuova, un personaggio, è lui che ci interessa, con la sua nuova maschera, con l'anima riciclata.  

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