martedì 2 settembre 2014

Signore (il portiere nella sua solitudine).

Signore
quante volte ho tracciato
sulla terra battuta la linea
ché mi desse un segnale più chiaro
di dove sarebbero finiti la linea ed il tiro
anche il tuo
così spesso avversario
Ho raccolto il pallone dal fondo
e dal mio sacco, seppure sapendo
che nulla di miracoloso
avrebbe agitato la mia pesca
e ti ho atteso
come si attende una parola
che gli orpelli del cielo non possono fermare
ed ora
Signore
sento che passa quell'attimo
che in arco rivedo
la mia mano protesa
precisa
nel punto che chiamano il sette
dove si incrociano
forse
il tempo di dentro e lo spazio del fuori
divisi, e confusi
poco più che uno spasmo,
Signore,
ed è lì che ti ho visto arrivare
come un proietto
contro cui nulla potevo
se non alzare le mani
e di ritorno, aiutandomi
insperatamente parare
la tua sosta infinita e quell'attimo
Ed ora sono qui, smessi i guanti
e sorrido
sulla terra
per qualcosa che mi distrae e mi sfiora
un fruscio
una coda di gatto
un sorriso di dio
per questa solitudine di portiere
per questa maniera
folle
nel mio spazio d'area
di regalare gioie agli avversari.

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