lunedì 29 settembre 2014

Diario, 29 settembre 2014

Diario, 29 settembre 2014
3.08
'Ma ti spagni?' 'Hai paura?'
No, non ho paura, aiutami solo a sedermi, fino al letto, non facciamo rumore, e non chiamare nessuno... perché dovrei avere paura? Stasera muoio, toglimi l'anello e l'orecchino. E l'acqua, dammi una goccia d'acqua, la fresca, questa è calda... aiutami...
Aspe', aspetta, ti metto io sul letto...
Ti farà male la schiena...
Non pensarci... (Ti sento leggera, stai svanendo... ho solo tanta paura di stringerti troppo forte, a sollevarti interamente... se sapessi come si fa, vorrei insegnarti a volare, aiutarti a farlo, e che il tuo battito d'ali non infastidisca nessuno, che nessuno abbia da ridire... sei leggera, e mi sorprendi, perché mi sembri grande come non mai... cosa sta succedendo... forse dovrei prenderti sul serio ancora di più, e non cedere, oppormi anzi, a questo tuo desiderio di andartene...)
E' tutto come allora, quasi tutto, la penombra, gli odori della stanza, i denti rinserrati tra le labbra, le rughe, il volto tirato... questo buio che insiste, che non si spegne... il cuore di Gesù che accompagna da mezzo secolo le pareti della casa, e i rumori di sempre, i rumori che continueranno ad abitare questa casa... rimarranno i rumori, sì, e qualche foto sulla dispensa, i ricordini di Pompei, le vedute del Colosseo, le foto dei nipoti, una crosta della Gioconda, e pochi libri, qualche volume delle Enciclopedie Universali mai completate, e le antologie delle medie... ricevute di pagamenti di decine di anni addietro, importanti come tutto ciò che i vecchi conservano perché non sanno o non ricordano cosa siano, o perché decidono che non si può mai sapere... quelle carte con timbri e firme d'altri tempi... le immaginette della Madonna delle Catena, il Padre Pio onnipresente...
Rimarrà ogni cosa, ogni cosa di incomprensibile utilità rimarrà ad occupare un posto non più grande di un grano di rosario, come quello che ti accarezza le mani... rimarranno pensieri imprigionati, e immagini da vivificare, dopo, e solo forse, se succederà di rientrare in queste stanze... ora è come se ogni cosa si stesse disidratando... ne rimangono solo l'osseina e il calcare, di ciò che è stato, il preludio alla loro polvere, alla loro cenere...
Di quanto ti ho amato, di quanta violenza mi sia fatto per stare lontano da te, non deve importare nulla, è stato un errore al quale non potrò mai riparare, e anche ora, parlarti da solo, nella notte,  non so dove mi porta né a cosa possa servire.
Ma finalmente, forse, sta scendendo il silenzio che a volte ti auguravi, quel silenzio che forse ti faceva più paura della morte stessa. Alla morte ti eri preparata, e bisognava essere ciechi o non essere tuo figlio per non capirlo...
E allora mi ricordo di te, mi ricordo bene... e ti racconto cose che il dolore forse ti faceva tralasciare o dimenticare, e te le ripeto in silenzio, perché la memoria, tua e di te, non si spenga. 
Spero che tu non abbia freddo, ci spero tanto, perché il nostro freddo lo ricordo bene, e vorrei che tu lo dimenticassi. E che lo dimenticassi per sempre, certo... lo so bene che d'ora in poi tutto quanto lasceremo cadere sarà perduto per sempre... deve essere qualcosa così, non già il morire, ma l'essere morti... E non sia mai che ti dimentichi, tu, di me.
Dormi ora, mo' dorma, c'è ancora tempo.

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