giovedì 4 luglio 2013

Juana de Ibarbourou, 'La sed', versus Delmira Agustini, 'El intruso'.

Le traduzioni sono rigide, si attengono per quanto possibile al testo originale, cosa che le rende un po' diverse, credo, dall'essere 'letterali'. Questi due testi facevano parte di una lettura che avevo fatto per il mio vecchio blog, cancellata, ritrovata, o quello che è. Parlavo, cercavo di parlare, di donne e poetesse sudamericane.


La sed.
Tu beso fue en mis labios
de un dulzor refrescante.
Sensación de agua viva y moras negras
me dio tu boca amante.

Cansada me acosté sobre los pastos
con tu brazo tendido, por apoyo.
Y me calló tu beso entre mis labios,
como un fruto maduro de la selva
o un lavado guijarro del arroyo.

Tengo sed, otra vez, amado mío.
Dame tu beso fresco tal como una
piedrezuela del río.
La sete.
Il tuo bacio penetrò le mie labbra
con una dolcezza rinfrescante.
Una sensazione di acqua viva e nere more
mi diede la tua bocca amante.

Sfinita mi distesi sul prato
col tuo braccio disteso, per appoggio.
E mi tacque il tuo bacio tra le labbra mie
come un frutto di bosco maturo
o un ciottolo lavato dl torrente.

Ho sete, ancora, amor mio.
Dammi il tuo bacio fresco
come una pietruzza del fiume.
                                                              Juana de Ibarbourou.
El intruso.


Amor, la noche estaba trágica y sollozante
Cuando tu llave de oro cantó en mi cerradura;
Luego, la puerta abierta sobre la sombra helante,
Tu forma fue una mancha de luz y de blancura.

Todo aquí lo alumbraron tus ojos de diamante;
Bebieron en mi copa tus labios de frescura,
Y descansó en mi almohada tu cabeza fragante;
Me encantó tu descaro y adoré tu locura.

Y hoy río si tú ríes, y canto si tú cantas;
Y si tú duermes, duermo como un perro a tus plantas,
Hoy llevo hasta en mi sombra tu olor de primavera;

Y tiemblo si tu mano toca la cerradura;
¡Y bendigo la noche sollozante y oscura
Que floreció en mi vida tu boca tempranera!

L'intruso.
Amore, la notte era tragica e singhiozzante
quando la tua chiave d'oro cantò nella mia serratura;
poi, la porta aperta sull'ombra agghiacciante,
la tua forma fu una macchia di luce e di candore.

Tutto illuminarono i tuoi occhi di diamante;
bevvero dal mio calice le tue labbra di frescura,
e riposò sul mio cuscino il tuo capo fragrante;
mi incantò la tua insolenza e adorai la tua follia.

E oggi rido se tu ridi, e canto se tu canti;
e se dormi, dormo come un cane ai tuoi piedi,
oggi che anche nella mia ombra porto il tuo odore di primavera;

E tremo al tocco della tua mano sulla serratura;
E benedico la notte singhiozzante e oscura
che lasciò fiorire nlla mia vita la tua bocca mattiniera. 
                                   Delmira Agustini.








2 commenti:

Anonimo ha detto...

è inutile tradurre una poesia parola per parola, letteralmente... se ne perde il sentire del poeta.

Cataldo Antonio Amoruso ha detto...

E' un problema enorme, tradurre, e forse non lo risolverà mai nessuno.