lunedì 8 ottobre 2012

A richiesta, mi spiego.

Bella Muro.

notte di bella, muro
di pianto agli occhi, cento porte
il giovane sa che non riuscirà a dormire, forse dovrebbe, più tardi magari, la notte è quella di sempre, è solo il viaggio ad essere lungo, da sembrare interminabile, ma a lui, in fondo, non dispiace più di tanto: si perde negli sguardi degli altri viaggiatori, come lui silenziosi, e insegue le luci delle case, degli abbaini, delle piccole finestre sperdute nelle masserie lontane, che occhieggiano quasi come lampare, in un mare di grano: nel nero della notte incute quasi timore lo stormire ordinato delle spighe...si perde nei pensieri e nelle paure, in qualche modo vorrebbe afferrare dei desideri, ma la soglia, l'asticella, si alza sempre, fosse appena e solo di un dito...
e un viso nel viso
le mani strette nelle mani
il treno si è fermato, ha appena il tempo di abbassare il finestrino, quelli di un tempo che si bloccavano con la maniglietta con istoriato un ''libero/fermato'', legge Bella-Muro, qui non si usa annunciare i treni, la stazione, le fermate: un urlo lacera la notte, quasi a tirare giù le stelle, due donne in nero scendono dal treno, con loro sembra che la Lucania urli di dolore dal sottosuolo, per una morte giovane, di padre, marito, fratello, capofamiglia, figlio, uomo...
e la lucania urla
il nome del padre s'apre nell'aria
come un solco, di coltro a fondo
il giovane pensa al gruppo marmoreo del Laocoonte, osserva la perfezione disperata di quei due volti di donna, accolti da altri volti segnati, occhi e mani giunti a sostenere quell'arrivo...
quel nome s'avanza nell'aria, come nel solco della terra dal quale ha tratto vita per sé e la sua famiglia....ora quel nome affonda nello stesso solco, come l'aratro...

le due donne svaniscono e il grano
stormisce, nero di locomotiva
la stazione è un punto
lo doppia, unico
un binario che non sconta
come un pensiero
fisso
tutto è durato pochi minuti, in quella sosta sull'unico binario che sembra un pensiero fisso, partenza, arrivo, e quel che rimarrà del viaggio, perché esso stesso abbia una funzione e un luogo, perché si faccia sedimento...

un rumore di scambi, una scossa
sono terre di passo
nelle mie terre antiche ho perso
i templi e i tufi che incidevo a dita
il giovane ripensa all'episodio al quale ha assisitito, e a quelle terre di passaggio, terra di migratori, di remiganti, di ali fragili, immagina i templi di Metaponto, le Tavole Palatine di là da Potenza, dove dicono si respiri un'aria finissima, rarefatta, per queste latitudini quasi andina...e i tufi quasi d'oggi, fragili...sarà questo che sta attraversando?

non rimane che cemento sulle rive
armato, attento.
racconterà del viaggio, all'arrivo...intanto pensa a ciò che lo attende, a quella devastazione di cemento, armato e attento a non concedere nulla: dura, la sua terra lo attende....

E' un ricordo che non mi ha mai abbandonato, l'urlo straziante e straziato di due donne che scesero dal treno nella stazione di Bella-Muro, in Lucania, una notte di non so quanti anni -decenni- fa. Ci sono morti che non finiscono mai, nelle case come nei ricordi che ne sono in parte la rappresentazione.
'Cento porte' sono le carrozze sulle quali abbiamo viaggiato in tanti; il coltro è una specie di coltello che si trova tra il vomere e l'animale che trascina l'aratro.

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