sabato 17 novembre 2012

Noi. (seguito di '...a tre')

Credo che non avrò più tempo di scrivervi; il modo di farlo, quello, è bastato attendere che si esaurisse da sé, prima diventando indeciso, poi impreciso, infine irraggiungibile, benché -ma solo in apparenza- a portata di mano.
Questa tavola in attesa di segni rimarrà probabilmente una sorta di sinopia, benché questo termine non sia del tutto preciso; sarebbe pronta ad accogliere sensazioni in forma di segni, certo, come un pentagramma in attesa di note e toni 'scordati'.
Ho giocato le parole con la sorte, coi giorni, dimenticandone le regole, fino ad eliminarle e confonderne portata e senso; il gioco si è esaurito, tutto qui. Anche i dubbi, le certezze, anche quelle, sparite.
Rimane un senso vago d'amarezza, di incomprensione. Ho cancellato per sopravvivere, e le righe tirate su volti e giorni fanno sentire i loro segni: rigano i movimenti, come fili di pioggia sul volto.
Le belle mani si dirigono verso fini più terreni, non si levano più verso l'alto, verso i cieli, costrette a spostare oggetti quotidiani, ad ordinare carte e numeri, facendo di conto coi giorni che verranno.
I sogni hanno lasciato il loro posto alla veglia e alle lenzuola tirate con cautela, per non disturbare e non essere sentito.
Ho lasciato che lottaste, senza intervenire, e dandovi albergo ho disperso chi ero, tutto qui. Bastava dirselo che una somma di solitudini non produce che altra solitudine più grande. E' bastato questo, a perderci.
Noi.

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