martedì 18 dicembre 2012

Maria e Fabrizio.



Da: Opere di Torquato Tasso, colle controversie, ecc. vol. XIV.
LETTERE      
DCCXXII.  
Al Signor Don Vincenzo Caracciolo. Illustre Signor e Padron mio Osservandissimo.
La tarda consolazione delle lettere di V. Signoria non può esser ripresa; perché non è in tutto passato il tempo della sua cortesia, e della mia speranza del venire.
Dogliomi nondimeno che mi fossero date il sabato a sera dopo la partenza del procaccio, ac­ciò ch’io non potessi per quell'ordinario medesimo mandarle due sonetti, ch'io le mando, nel soggetto, nel quale piange, e canta tutto Napoli. Fra quelle di tanti saranno meno osservate le mie pazzie: a più lungo poetare non fui mai peggio disposto. Sono stato defraudato di due altri sonetti scritti a V. Signo­ria. Del primo mandatole da Fiorenza per la strada del Sig. Fabbrizio Caraffa, ho perduto la copia; del­l'altro la serbo, e farò prova di ricopiarlo: e bacio a V. Signoria la mano . Da Roma, l’11 Novembre del 1590.
È sopraggiunta la febbre, o accresciuta, la qual potrebbe ritenermi più di quel ch'io vorrei. Laonde non so quel che deliberare: ed avrei bisogno delle raccomandazioni di V. Signoria a qualche Signore di questa Corte.
IN MORTE DI DUE NOBILISSIMI   AMANTI.
Piangete, o Grazie, e voi piangete, o Amori,
  Feri trofei di morte, e fere spoglie
  Di bella coppia, cui n’ invidia e toglie,
  E negre pompe e tenebrosi orrori.
Piangete, o Ninfe, e ‘n lei versate i fiori,
  Pinti d’antichi lai l’umide foglie;
  E tutte voi, che le pietose doglie
  Stillate a prova, e i lacrimosi odori.
  Piangete, Erato, e Clio, l’orribil caso;
 E sparga in flebil suono amaro pianto,
 In vece d’acque dolci, omai Parnaso.
  Piangi, Napoli mesta, in bruno manto,
Di beltà, di virtù l’oscuro caso;
E 'n lutto l'armonia rivolga il canto.

Alme leggiadre a maraviglia, e belle,
Che soffriste morendo aspro martiro,
Se morte, amor, fortuna, il Ciel v’uniro,
Nulla più vi divide, e più vi svelle;
Ma, quai raggi congiunti, o pur facelle       
     D'immortale splendor nel terzo giro,
 Già  fiammeggiate; e del gentil desiro
Son più lucenti le serene stelle.
Anzi è di vostra colpa il Cielo adorno,
 ( Se pur è colpa in duo cortesi amanti )
Fatto più bello all'amoroso scorno.
Chi biasma il vostro error ne' tristi pianti,
    Incolpi il Sol, che ne condusse il giorno,
    Ch'in tal guisa fallir le stelle erranti.

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