mercoledì 15 ottobre 2014

non più parole, (non senso)

non più parole,
mi lasciano
per correre migliori acque
la navicella indegna
di tanta lena

le parole sanno il silenzio, le sole
e m'accora
vizioso il giro
del dire e non
perché si taccia eppur
si sappia

ad Erostrato bastava poco
una carezza
ed Efeso era salva, lui
contento e sgarbato
invece la sera
sdilinque di me nella sua lingua
adorante di palilalie
e paligrafie
oscene, sì, e alquanto
sfiorando
le grazie dei grafemi lancinanti
forse mi maledice
la sera di cui non temo
che i bagliori
e non più che un patema
di un buio dov'essere
dove, come un chiarore risplende
un incavo di tuba
risuona...

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