giovedì 23 maggio 2013

Durante l'insalata. In ricordo del mio professore di Liceo, Francesco Milano.

Durante l'insalata.
Questa sera, durante l'insalata, mi sovvieni.
L'insalata non è casuale, come mi hai insegnato, anzi: una insalata non è mai casuale, tutt'al più, una insalata è qualcosa di estemporaneo, nonché, almeno per il sottoscritto, qualcosa di raro, intimo.
Sicchè, per stasera, vada per insalata e, plurale majestatis, avanzi e fastidio, riordiniamo e deroghiamo.
Cioè, io e me, abbiamo mangiato una insalata.
E abbiamo lasciato inevase le stoviglie.
Talché bisognerà evitare che l'occhio avversario venga catturato da questo immondo scenario di lavabo osseo post comida: lavabo che va ad essere carcomido, ovvero consunto da incrostazioni, e in fondo comido a caro prezzo... ridicolo, questo ricordo di stagione a basso prezzo, che risuona più o meno come 'hotel?' 'cheap', 'barato'... 'barato?'... sì, hay, pero...
Qui cominciano i soliti pero, i ma, sed, verum tamen, ni bien, but, und so weiter...
E il resoconto delle vacanze langue, mentre penso ad altro.
Dobbiamo (è sempre il plurale majestatis che parla), pagare tutto, anche questa stagione, anche questa insalata...
Cioè...
Anzi: miseria dei 'cioè', degli autori dei 'cioè': avevi ragione tu, che per questa semplice parola stasera mi sovvieni, odiato professore che non ammettevi l'uso di questa scorciatoia indegna, di questa ammissibilità di venia... chissà, forse pensavi di doverci insegnare che il problema e la falla erano sempre a monte dei nostri 'cioè', troppo giovanili, troppo sciatti, un futile intercalare che diventava insostituibile, un prendersi tempo e spazio senza motivo: avevi ragione, e lo capivo allo stesso modo in cui non ho mai voluto riconoscerlo: detestandoti.
Detestandoti perchè a te non avremmo mai concesso che avessi ragione: mi ritengo io il più colpevole, quello che l'aveva interamente capito, ma che aveva bisogno di te come oppositore: stando dalla tua parte mi avresti evitato troppi errori, mi avresti indirizzato, ed io non volevo indirizzi, esigevo i miei errori, e forse avrei solo voluto urlarti qualsiasi cosa, o semplicemente dirti che ti capivo, ma volevo comunque stare dalla parte dei miei coetanei, e forse compagni, stare con loro aspettando di sbagliare una volta per sempre, già, non come avevo scritto allora su un muro, quelle volte che pensavo - chissà perché - che in fondo è meglio sbagliare sempre piuttosto che una volta per sempre... una frase che ancora ricordo, che scrissi vicino alla porta dei bagni, pardòn, dei cessi, all'altezza di un sesso enorme, a matita, di quelli che si possono disegnare solo sui muri delle scuole senza sentirsi ridicoli, aspettando i minuti di troppo per rientrare in aula in ritardo e sentirsi, davanti a te che ci osservavi e non parlavi, grandi o importanti.
Oppure stupidi, come me.
Cioè...
Che significa: ho detto male, adesso ci riprovo, mi correggo, vediamo se mi viene meglio: ammettiamola, l'enorme buccia di banana o di intelletto, sulla quale si è scivolati, o grazie alla quale.
Tu non lo ammettevi.
Io non ti ammettevo, peccato.
Peccato capirti, e sapere il divergere delle nostre direzioni, ma dovrei dire versi: ti eri fatto da te, anche evitando i 'cioè', con disciplina, mentre io, anche senza i ripensamenti... solo, come ancora oggi, mi disattendevo.
Ed ora, ora quante cose non sappiamo più l'uno dell'altro...
Vivete ancora in Calabria, professore?
Oppure chissà, chissà se vivete ancora... se tutto sommato non sto credendo di parlare semplicemente a un ricordo, e a ben guardare sono solo io che vi trovo per sempre immortale, come l'immaginazione o il disincanto, e sono sicuro che vivete tuttora in Calabria nella vostra quasi villetta di quarant'anni di insegnamento, con patio e ricordo ormai cangiante di Siviglia 1936.
Anche se, sapete, non ho mai creduto che abbiate fatto il bersagliere e la guerra di Spagna e la Resistenza.
E forse il motivo sembra assurdo anche a me, ma mi sembrava impossibile che voi aveste fatto qualcosa al di fuori di quell'aula, in cui non c'erano mai state la Spagna, la guerra, la Resistenza...
Ed invece c'eravamo noi, storditi da tanta retorica, e tanti consigli, tanta fede-speranza-lavoro-carità-dignità-nobiltà.
...Il rompicoglioni, il solito rompicoglioni, ti appellavano: te lo dicevo anch'io, mi piaceva ripeterlo mentalmente, e mi convincevo che anche tu avresti capito, se solo avessi potuto dirti: sapete, professore, vi chiamano rompicoglioni, e anch'io, che potrei essere il vostro pupillo, vi chiamo così: dovete capirmi, dovete capirmi, perchè a me, in fondo, non importa che lo siate o meno: a me piace la parola in sé, mi piace sentire il suono di questa stupidissima parola, mi fa ridere, mi fa ridere inspiegabilmente!
E in realtà, qualcosa del genere è successo: quella volta che mi costringeste a confessare perchè mai fossi scoppiato a ridere mentre insistevate a frustare quel vostro cavallo di battaglia che chiamavate 'il miracolo di San Rocco', dopo il quale 'ed ecco che il Manzoni si converte!'...
E quale spiegazione vi aspettavate da me, cui vi eravate rivolto in cerca di una sponda, come sempre, per quasi tutta la lezione, quale giustificazione per il mio riso di una stupidità totale, incontrollata?... avversione, derisione, opposizione?... Macchè!
Mi spiace ancora avervi deluso, sinceramente, a quel modo, con un 'niente, professo', mi è venuta in mente na parola che ogni bota ca mi vena in mente mi fa rìdiri...'
Quale parola non potei dire, of course.
Anche se avreste magari apprezzato almeno l'onestà.
Ma il vostro sguardo, la vostra riposta, mi brucia ancora: 'Amorù, 'sta 'nzalata del miracolo di San Rocco, mancu tu l'ha capita, peccato!'
Per questo, mentre mastico questa amara insalata, professore, mi sovvenite...

Un vostro alunno. 
fine anni '80; 
PS: il professore Ciccio Milano cercò in tutti i modi di indirizzarmi al meglio; non gli è riuscito, se questo è il meglio; non gliel'ho mai detto che a volte lo fissavo, e altre non lo guardavo, perché mi ricordava troppo mio padre. E questo è il motivo per cui non è riuscito nell'impresa di fare di me un avvocato, o non ricordo cos'altro: non poteva farci nulla.

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