giovedì 13 febbraio 2014

mi rimane il cielo, e il muro


mi rimane il cielo, e il muro
alto di cinta e fondi di bottiglie
una polvere compagna e i pioppi
bianchi come la strada al sole
questo era un percorso
di scarpe tramandate di figlio in figlio
lo stringevo nelle spalle, quel corso
senza scatti per difendermi, di volpe in volpe
avevo solo gli occhi
bassi
e i passi
lenti da far rabbia
e dita senza nocche
come quelle degli angeli
chini sul volto del bambino

di quel cammino mi restano superlativi
di aggettivi - bellissima! - di modi di dire - piano piano
e un piccolo mondo superstite:
premo sugli occhi
con accanimento
perché viva
o muoia
indifferentemente,
purché mi lasci,
per sempre
come le cose più immerite e belle
non come i pensieri pronti
divorandomi a tornare

è una strada di sole viste
in un destino d'agosto
la rifaccio in silenzio
nella controra più assorta
quando neanche i cani mi ascoltano
e vedo solo code
verticali di gatti predatori
sono passato per queste strade
mille e mille morti di là da venire
che nemmeno sapevo
e già piangevo
per l'ingiustizia estrema
di vivere non come i gatti
avidi nei cassonetti
non come i cani
sereni sui marciapiedi
ma solo di vivere ho pianto
e d'agosto
quando la bocca è secca
e ci vuole cuore
e ci vogliono polmoni
per tirare la vita in secca
come una barca
e portarsene dentro un pezzo
di quella strada sfatta
all'insaputa, insieme.

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