lunedì 3 febbraio 2014

The ancient mariner, U vecchju marinaru...

   Non so di cosa si tratta, è una cosa che ho scritto senza guardare, tempo addietro. Solo dopo mi sono reso conto che pensavo ad una delle poche poesie, opere poetiche, che ho letto in vita mia, di S. T. Coleridge, of course.

mò ti cunt nu sonnu                     ora ti racconto un sogno
e de pecchì un ti cuntu, si sonni   e di perchè non te li racconto, questi sogni
lui tornava, e chiamava
con l'ape che ronzava
non aveva la patente
sembra niente
non sentiva e ci chiamava
sempre più forte
perchè non sentiva

lei non c'era..
- sa fìmmina!                         - questa donna!
sinn và semp girann                 se ne va sempre in giro
sa fìmmina                              questa donna
e quann a chjàmu                     e quando la chiamo
mai na vota c'arrìva! -               mai una volta che arrivi! -


- cchi ten? cchi ten? -             - che hai?  che hai? -
- cchi c'è? -                           - cosa c'è? -
- è troppu pisu! -                   - è troppo peso! -

- com cchi c'è, nunn u vidi? -    - come cosa c'è, non lo vedi? -

- no, papà, nunn u vìju               - no, papà, non lo vedo
mò t'aiùtu ìj ccu a špisa               ora ti aiuto io con la spesa
ta port ìj dintra, un ti stancare -    te la porto io in casa, non affaticarti -

- ma allùra davèr unn u vidi?        - ma allora davvero non lo vedi?
chi teni, figghju mè?                       che ti succede, figlio?
davèr u dici, c'unn u vidi? -             davvero lo dici, che non lo vedi? -

- he pijàt i pisci ca ti piàcin          - ho comprato i pesci che ti piacciono
e l'acqua mineràla e vinu novu -     e l'acqua minerale, e vino nuovo -

- e chissu...                                 - e questo...

- si stàvin špusànn                      - si stavano sposando
duj beddi giùvini                          due bei giovani
c'era fudda davant a gghijèsa        c'era folla davanti alla chiesa
e nu vecchiju, nu marinaru,            e un vecchio, un marinaio
era sulu, m'ha chijamatu                era da solo, mi ha chiamato
- m'ha dittu:                                   mi ha detto:
- pija s'animalu                                prendi questo animale
pìjlu d'i sciddi e pòrtilu a fìgghijta    prendilo per le ali e portalo a tuo figlio
u giùvinu                                        il più giovane
u sacciu ch'è benutu                      lo so che è qui
ma a mìja umm vena a trova -          ma non verrà a trovarmi -

- unn a vìj, papà                                    - non la vedo, papà
unn a vìj sa bestia ca nun tocca terra     non la vedo questa bestia che non tocca terra   
 
- un zugn stat ìj ca l'he ammazzata, papà           - non sono stato io ad ucciderla, papà
è stat' u vecchju                                                è stato quel vecchio
ma ormai mi l'ha mannata...                                e ormai me l'ha mandata...

Quella che segue è la trama della 'Ballata', ripresa da Wikipedia... quanto abbia a che vedere col mio incubo non lo so.
La ballata del vecchio marinaio (titolo originale in inglese: The Rime of the Ancient Mariner) è un poemetto scritto e ripreso più volte da Samuel Taylor Coleridge e pubblicato nel 1798 nell'introduzione della raccolta romantica Lyrical Ballads di William Wordsworth e dello stesso Coleridge. Può essere considerata, al pari della prefazione delle Lyrical Ballads, uno dei "manifesti" della corrente del Romanticismo.

Trama

La ballata del vecchio marinaio racconta l'avventura straordinaria di un uomo di mare. È divisa in sette parti.

I parte

Un vecchio marinaio intrattiene l'invitato di una festa nuziale con il racconto della sua incredibile avventura in mare. Inizialmente riluttante, il giovane viene sedotto dallo sguardo ipnotico (in inglese glittering, letteralmente "scintillante") del vecchio narratore. Il suo racconto ripercorre, quindi, le vicende della nave del marinaio che, spintasi oltre l'equatore verso l'Antartide, rimane intrappolata in una terribile tempesta e finisce nei pressi del Polo Sud. Il ghiaccio impedisce alla nave di muoversi, e i marinai temono per la propria sorte. Ma, proprio quando ormai disperano, il posarsi di un albatros sull'albero nave riaccende nell'equipaggio la speranza: l'uccello viene accolto come un presagio favorevole dai marinai, che lo rifocillano. Il volatile sembra, infatti, portatore di una brezza che consente alla nave di liberarsi dalla stretta del ghiaccio. Inaspettatamente, però, il marinaio uccide l'uccello con un colpo di balestra. L'autore, tuttavia, non spiega il perché di questo gesto.

II parte

L'equipaggio dapprima rimprovera il marinaio per l'inopportunità del misfatto, ma successivamente accade che approva il crudele gesto, perché coincidente con il miglioramento delle condizioni atmosferiche. È questo manifesto assenso a renderli moralmente complici del delitto. Le condizioni atmosferiche, però, precipitano: vento del tutto assente, sole cocente, acque ferme ed arroventate; tutto accade presso l'Equatore (the Line). L'equipaggio, sofferente per la sete, incolpa il marinaio per la propria disgrazia e gli appende al collo, al posto della croce, l'albatros che aveva abbattuto.

III parte

All'imbrunire, il marinaio e il resto della ciurma scorgono una nave fantasma in lontananza. Al suo avvicinarsi, distinguono come passeggeri solo un uomo ed una donna impegnati in una partita a dadi: Morte (Death) e Vita-in-Morte (Life-in-Death). L'uno (Death) vince la vita della ciurma, l'altra quella del Marinaio, che considerava più preziosa. Scende, così, bruscamente la notte. L'equipaggio, agonizzante, maledice con lo sguardo il marinaio, reo della loro sventura e, uno dopo l'altro, in duecento esalano l'ultimo respiro.

IV parte

Il marinaio, al contrario dei suoi compagni, sopravvive per sette giorni e sette notti nel rimorso per l'uccisione dell'albatros, solo e disgustato dell'acqua che lo circonda. Ad un tratto scorge dei serpenti marini che si agitano nell'acqua, splendenti di colori spettacolari. Mosso da un improvviso sentimento d'amore, benedice le creature marine, che sono segno di vita. Dio, impietosito dal gesto d'affetto del marinaio, termina il suo castigo: l'albatros si stacca dal suo collo e si inabissa, le stelle ritornano a muoversi e il vento a spirare.

V parte

Il marinaio è allietato dal sonno e da una pioggia ristoratrice. Durante la notte un gruppo di angelici spiriti penetra nei corpi morti dei marinai e ognuno torna a svolgere la propria mansione sulla nave. All'alba tutte le anime si raccolgono intorno all'albero maestro e intonano al cielo un angelico canto. Nel frattempo la nave procede sulla rotta, mossa dall'azione dello "spirito del polo sud" che improvvisamente cambia rotta facendo cadere il marinaio, che perde i sensi. Nello stordimento, sente due voci indistinte.

VI parte

Il dialogo tra queste due voci spiega il moto della nave in assenza del vento: l'aria, chiudendosi dietro la nave, la fa avanzare. Al risveglio, il marinaio si trova nel suo paese natale, in cui riconosce la chiesa, la baia, la collina.

VII parte

Mentre la nave affonda, l'uomo è soccorso da un battello, in cui si trova l'eremita, al quale il marinaio prova forte desiderio di raccontare il suo trascorso. Una volta rivelato il suo vissuto, l'uomo si sente sollevato dall'agonia a cui le vicende l'avevano portato. Intraprende, così, il suo viaggio nel mondo per narrare la sua edificante storia. Il marinaio consiglia l'invitato alle nozze di pregare per tutte le creature della natura perché amate da Dio. Quest'ultimo si ritira quindi in una profonda riflessione.

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