martedì 18 febbraio 2014

un'altra notte e un'altra addosso



un'altra notte e un'altra addosso
mi si cuce a cascata precisa
col suo taglio di cimosa
combaciando con angoli
in similitudini
scure più o meno
ed ampie

ma dove svolta la notte e quando
sarà il tempo a farsi spazio
e crescere a somma
di tutti i luoghi e verticale
a dirlo
in un'altra notte
sotto un'altra volta
sarà il verbo degli occhi
quello che sgombra i cieli
e ricolora i passi, le anime, il vento.

Due notti – cosa siano le ‘notti’ dipende dal punto di osservazione – si sovrappongono, come un taglio preciso: le cimose sono i bordi in tessuto, ma anche gli orli dei litorali… due notti simili, come gli angoli, e più o meno scure, - questo dipende dalla notte -,  e più o meno ampie, come quelle stesse similitudini che alle notti si legano; fin qui la ricerca della perfetta sovrapposizione delle ‘notti’, ma lo stacco, la svolta, il levarsi in verticale di quelle notti congiunte, e quando il tempo riuscirà a trasformarsi in una somma di tutti gli spazi orizzontali, questo lo dirà solo il verbo degli occhi – cioè  tutto quello che gli occhi possono dire e vedere – ma in un’altra notte, in una nuova congiunzione, sotto un’altra volta celeste, e in un altro tempo, quando la visione sarà più chiara e sgombrerà i cieli, ridando colori ai passi – il da farsi –, alle anime – il sentire, – e al vento – il cammino -.
Mah…

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