giovedì 20 marzo 2014

Sombras, ombre.


   Stamattina mi hanno fatto visita queste parole: si sono lasciate catturare senza opporre resistenza... In vero sarei dovuto essere io il resistente: perlomeno al rischio di apparire ridicolo o troppo dilettantesco, dal momento che ormai della mia lingua similcastigliana ricordo poco o nulla... mettiamola sul naif, o nature, per così dire. Ma forse anche questo fa parte del mio delirare dalla norma. Del resto, non ho mai preso troppo sul serio, ancorché me stesso o la poesia, coloro che si professano poeti: la poesia è libertà, anche quando è costretta nella rima o dai metri, ma lì il discorso si complica e si rende necessaria una preparazione che non possiedo: unicuique suum, mi verrebbe da dire, anche se a guardarmi intorno mi sento sconsolato. Per quanti credono che la poesia possa essere insegnata o appresa: essa da sé si dispiega, altro che sciocchezze del genere la poesia moderna rifugge dai troppi aggettivi o dalle virgole: ma chi le dice queste sciocchezze? Sciocchezze appunto, da camarille o consorterie, da riunioni sediziose e sedicenti. La poesia non necessita di bocche, neanche di dita, a volte si concede e ancora più spesso si concede a chi non sa ridirla, solo che ad altri basta una infarinatura su assonanze od onomatopee per credere di essere i depositari di tanta grazia e di essere chiamati a riprodurla: illusi! Meglio essere come un fiore e non saperlo dire...
   Se si cerca lo scritto originale de 'L'infinito' si nota che in esso vi è una sola cancellatura, una linea umanamente tirata su una parola da sostituire: quella poesia, quella poesia che sfiora l'apice di questa arte, si è 'data' a Leopardi con somma semplicità, come quando Dante usa, per uno dei suoi versi più famosi, delle parole assolutamente ordinarie, che chiunque avrebbe potuto usare, senza neanche farci caso: e caddi come corpo morto cade... scommettiamo che molti insegnanti sottolineerebbero col matitone rossoblu una frase del genere? E scommettiamo che osannerebbero qualcosa come la 'Camera da letto' di Bertolucci (ma quale poema...) o tante poesie illeggibili di tanti moderni che vanno a capo modo hic modo illuc? Ma poi, che c'entro io con queste 'cose'? Mah!
   Ad ogni modo, ecco le parole.

Todavía nos guían
los muertos por debajo mirándonos
los que unen por rayos invisibles
a caso místicos, andénes y zaguanes

A escondidas aparecen
sus ojos en el marco de las puertas
y los dedos presionando pieles de marfil
y caras, blancas
plumas pesadas en la espuma adonde
más está la mar doblando escombros
y esquinas

Sólo quedan, muros hundidos
en la arena las palabras
las que solas guían nosotros
en el desierto de las sombras.

Ancora ci guidano
i morti osservandoci dal basso
unendo con raggi invisibili
forse mistici, marciapiedi e atrii

Di nascosto appaiono
gli occhi nel vano delle porte
e le dita premendo su pelli d'avorio
e volti, bianchi
piume pesanti sulla schiuma dove
ancora più il mare doppia rottami
e angoli

Solo rimangono
muri profondi
nella sabbia le parole
quelle che sole ci guidano
nel deserto delle ombre.

5.5.2012

Nessun commento: